venerdì 15 novembre 2013

LUCIANO LEGGIO (LIGGIO)




Luciano Leggio (detto Coccia de' Focu) meglio conosciuto come Liggio dall'errore di trascrizione di un brigadiere, detto Lucianeddu (Corleone, 6 gennaio 1925 – Nuoro, 15 novembre 1993), è stato un criminale italiano, legato a Cosa Nostra e detto anche "La primula rossa di Corleone".

Gli inizi
Leggio da giovane
Luciano Leggio nacque a Corleone da una famiglia contadina ed, ancora giovanissimo, venne affiliato nella locale cosca mafiosa dallo zio paterno Leoluca Leggio, detto u zu' Luca.
Nel 1944 fu denunciato per porto abusivo di armi; il 2 agosto 1944 fu arrestato in flagranza di reato, per il furto di alcuni covoni di grano, da due guardie campestri, aiutate dalla guardia giurata Calogero Comajanni. Venne condannato a un anno e quattro mesi di reclusione ma la pena venne interamente condonata. Sempre in questo periodo, Leggio divenne campiere di Corrado Caruso, proprietario di una grossa azienda agricola, subentrando al precedente campiere Stanislao Punzo, ucciso il 29 aprile 1945.
Il 28 marzo 1945 fu ucciso Calogero Comajanni, la guardia giurata che aveva collaborato all'arresto di Leggio. Il 18 marzo 1948, Leggio fu denunciato come autore dell'omicidio di Leoluca Piraino, avvenuto il 7 febbraio 1948, ma ne fu prosciolto il 21 giugno 1950. Nel 1948 Leggio venne accusato di essere l'esecutore dell'omicidio del sindacalista Placido Rizzotto, eseguito su ordine del suo capo Michele Navarra, e, per queste ragioni, nel novembre 1948 fu proposto per l'assegnazione al confino, ma non si presentò all'udienza e quindi iniziò la sua lunga latitanza. 



Nel 1952 Leggio venne assolto per insufficienza di prove dall'omicidio Rizzotto ma rimase latitante perché ricercato per altri reati, rendendosi anche responsabile dell'omicidio di Claudio Splendido, un sorvegliante di un cantiere stradale che fu ucciso il 6 febbraio 1955 perché aveva visto Leggio e i suoi gregari riunirsi in prossimità del cantiere ed aveva denunciato il fatto alla polizia.
Michele Navarra
Negli anni cinquanta Leggio costituì una società di autotrasporti e partecipò, anche se non in forma ufficiale, a una società armentizia costituita nel 1956 a Corleone in contrada "Piano di Scala" come copertura alla sua attività di furto e macellazione illegale di bestiame; tra i suoi soci nella società figuravano numerosi suoi parenti e membri della sua banda: Francesco e Leoluca Leggio, Angelo Di Carlo e Francesco Placido Leggio, padre dello stesso Luciano. Inoltre Leggio avrebbe voluto partecipare alla costruzione di una diga e di un serbatoio idrico a "Piano di Scala", volendo accaparrarsi il trasporto dei materiali per la costruzione. Ma la cosca dei Greco di Ciaculli-Croceverde, che si occupava delle forniture di acqua agli agrumeti della Conca d'Oro e ne stabiliva il prezzo, intervenne presso Michele Navarra perché contraria alla diga e gli chiese di adoperarsi per bloccarne la costruzione; nonostante ciò, nel 1957 Leggio divenne socio di Gaetano Badalamenti, vicecapo della cosca di Cinisi, con il quale creò un servizio di autotrasporti per la costruzione dell'Aeroporto di Punta Raisi di Palermo. Per la costruzione della diga, Leggio entrò in contrasto con Navarra e con la sua banda, in particolare con il mafioso Angelo Vintaloro, proprietario di un terreno confinante con un fondo di proprietà della società armentizia con il quale aveva in comune una masseria, il quale era contrario alla diga perché le acque avrebbero invaso il suo terreno; per queste ragioni, Leggio e la sua banda compirono atti di vandalismo contro la proprietà di Vintaloro, rubando i suoi covoni di grano e distruggendo le botti della sua cantina.
A causa di questi contrasti, il 24 giugno 1958 Leggio fu vittima di un attentato, mentre si trovava in una capanna insieme con altre persone. Furono sparati molti colpi ma Leggio riportò soltanto una leggera ferita di striscio ad una mano, mentre gli altri rimasero incolumi.


L'assassinio di Navarra e la presa del potere
In seguito all'attentato da lui subito, Leggio decise la soppressione di Navarra, che venne massacrato il 2 agosto 1958 mentre rientrava a casa in automobile. 

Michele Navarra murdered in his car
Omicidio di michele navarra

Dopo l'uccisione del boss, Leggio e la sua banda scatenarono l'offensiva contro i suoi luogotenenti: il 6 settembre 1958 vennero uccisi in un conflitto a fuoco a Corleone i mafiosi Marco Marino, Giovanni Marino e Pietro Maiuri e nel periodo successivo si verificarono altre uccisioni e numerosi casi di «lupara bianca». Mentre a Corleone continuava l'offensiva contro gli ex-uomini di Navarra, Leggio divenne proprietario a Palermo di un'officina meccanica e di un garage, da dove avrebbe controllato l'afflusso della sua carne macellata illegalmente e si sarebbe associato ai mafiosi Angelo La Barbera, Rosario Mancino, Vincenzo Rimi e Salvatore Greco, con cui però non mantenne buoni rapporti.
A destra l'ispettore Angelo Mangano
Nel 1963 alcune fonti confidenziali riferirono ai carabinieri del gruppo di Palermo, comandati dal tenente colonnello Ignazio Milillo, che Leggio, affetto dal morbo di Pott, era degente in una clinica di Palermo però furono effettuate perquisizioni in un'altra clinica mentre Leggio ve
niva dimesso; quando i Carabinieri arrivarono nella clinica giusta, accertarono l'identità di coloro che gli avevano fatto visita durante la degenza e procedettero ad appostamenti, perquisizioni domiciliari e pedinamenti, che portarono all'arresto di Leggio il 14 maggio 1964 a Corleone, effettuato dai Carabinieri al comando del tenente colonnello Ignazio Milillo collaborati dal commissario Angelo Mangano; Leggio infatti era nascosto nella casa di Leoluchina Sorisi, la fidanzata di Placido Rizzotto, il sindacalista che lo stesso Liggio aveva ucciso sedici anni prima, e durante l'arresto fu trovato con un catetere e confessò ai carabinieri che lo trovarono di essere affetto dal morbo di Pott. Leggio finì nel carcere dell' Ucciardone e nel dicembre 1968 venne assolto per insufficienza di prove nel processo svoltosi a Catanzaro contro i protagonisti della prima guerra di mafia ed anche in quello svoltosi a Bari nel 1969, in cui era imputato per gli omicidi avvenuti a Corleone a partire dal 1958.

Arresto Luciano Liggio
Citazione da un corleonese : a proposito del questore Angelo MANGANO, tanto si e' discusso su quella sera del 14/5/1964, quando fu arrestato, a Corleone ,a casa della signorina Sorisi, al Ponte Nuovo, Luciano Liggio. A chi la gloria ? Al commissario Mangano e alla Polizia o al colonnello Milillo e ai carabinieri ? Per quello che mi riguarda il merito va tutto al commissario Mangano e ai suoi bravi poliziotti. Questo lo dico sulla base dei mei studi in proposito e dei racconti di corleonesi d'allora. Una controprova deriva dal cumulo di fango che fu buttato addosso a quest'uomo, per screditarlo e prepararlo alla morte, che fortunatamente riuscì ad evitare. Infatti, anni dopo a Roma Frank Coppola, amico di Liggio, organizzò un'imboscata a suon di fucilate, da cui Mangano uscì ferito gravemente ma vivo. E i carabinieri ? Perche' sequestrarono il rullino al fotografo che immortalò la scena della cattura di Liggio ? Dove sono nella foto i carabinieri che Mangano avrebbe spintonato per mettersi in posa accanto a Liggio ? Perche' non furono i carabinieri ad accompagnare in carcere Liggio mentre invece Milillo resto' a tenere la conferenza stampa e farsi fotografare con la pistola di Liggio ? Quella pistola, se avesse sparato, avrebbe ammazzato l'appuntato di PS e il commissario Mangano, che per primi entrarono nella casa, mentre Milillo , invitato dall'agente Santo Rumia ad entrare insieme a Mangano, restò fuori, al Ponte Nuovo ! Nel covo entrarono solo poliziotti ! ONORE , quindi, AL DOTTORE MANGANO ! Io ricordo , fin da bambino, con quanta stima e simpatia i Corleonesi onesti parlavano e ricordavano  quest'uomo elegante, prestante, con quel pizzo che incuteva timore e che era solito andare in giro per le campagne, anche di notte, da solo !
Com'è ovvio in questa terra il comune di Corleone ha dato la cittadinanza onoraria a Milillo e non a Mangano !!!

La fuga e il nuovo arresto
Dopo l'assoluzione al processo di Bari, Leggio si trasferì a Bitonto, in provincia di Bari, accompagnato dal suo luogotenente Salvatore Riina. Poco tempo dopo però si trasferì a Roma, ricoverandosi nella clinica "Villa Margherita"; durante la degenza, il Tribunale di Palermo emise un'ordinanza di custodia precauzionale contro Leggio, che il 19 novembre 1969 riuscì a fuggire dalla clinica dove era ricoverato e si rese irreperibile, aiutato dal mafioso Giuseppe Corso, cognato del boss Frank Coppola. Nel periodo successivo Leggio tornò a Palermo e partecipò all'organizzazione della cosiddetta «strage di viale Lazio» per punire il boss Michele Cavataio: infatti Leggio incaricò i suoi luogotenenti Salvatore Riina, Bernardo Provenzano e Calogero Bagarella di far parte del commando di killer che uccise Cavataio.
Nel 1970 Leggio si recò a Zurigo, Milano e Catania per partecipare ad alcuni incontri insieme agli altri boss per discutere sulla ricostruzione della "Commissione" e sull'implicazione dei mafiosi siciliani nel Golpe Borghese; durante gli incontri, Leggio costituì un "triumvirato" provvisorio insieme ai boss Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti per ricostruire la "Commissione", benché Leggio si facesse spesso rappresentare dal suo vice Salvatore Riina perché si era trasferito a Milano.
Leggio inoltre fu sospettato di essere implicato nella sparizione del giornalista Mauro De Mauro perché strettamente legato al commercialista Antonino Buttafuoco, il quale ebbe un ruolo nella sparizione e visitò spesso Leggio durante la degenza nella clinica "Villa Margherita" nel 1969. Da queste circostanze scaturì anche l'omicidio del procuratore Pietro Scaglione, che coordinava le indagini sulla sparizione del giornalista e che si era incontrato proprio con De Mauro pochi giorni prima che questi scomparisse; il delitto Scaglione venne quindi ispirato ed eseguito dallo stesso Leggio insieme al suo vice Riina nel territorio di Porta Nuova, dove operava la cosca del boss Giuseppe Calò, che già da allora era fiancheggiatore di Leggio e dei suoi uomini.
Nel 1971 Leggio ordinò il sequestro a scopo di estorsione di Antonino Caruso, figlio dell'industriale Giacomo, ed anche quello del figlio del costruttore Francesco Vassallo a Palermo; nel frattempo, durante il soggiorno a Milano, organizzò anche i sequestri dell'industriale Pietro Torielli a Vigevano e quello del conte Luigi Rossi di Montelera a Torino, venendo anche coinvolto anche nel clamoroso rapimento di Paul Getty III, grazie ai suoi legami con Mico Tripodo, boss della 'Ndrangheta. Inoltre Leggio aveva stretti rapporti con i fratelli Nuvoletta, camorristi napoletani affiliati a Cosa Nostra, i quali gestivano per suo conto una grande tenuta agricola in Campania ed avviarono con lui un contrabbando di sigarette estere.





Indagando sui sequestri di persona avvenuti nell'Italia settentrionale, gli uomini della guardia di finanza del colonnello Giovanni Vissicchio arrestarono Leggio il 16 maggio 1974 in una casa di via Ripamonti a Milano mentre era insieme alla sua ennesima compagna, Lucia Parenzan e al figlio nato dalla loro relazione. Nel 1975 Leggio venne processato dal giudice Cesare Terranova e condannato all'ergastolo per l'assassinio di Michele Navarra. Anche dalla prigione, Leggio commissionò l'omicidio del tenente colonnello Giuseppe Russo ai suoi luogotenenti Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, che venne eseguito nel 1977.



Leggio inoltre fu tra gli imputati al maxiprocesso di Palermo del 1986-1987 e non tornò mai più in libertà, nonostante le richieste di essere spostato agli arresti domiciliari a causa delle sue condizioni fisiche.
Una volta, un tal Luciano Liggio, amico e a “stissa cosa” di Totò Riina, si lamentò con la Cupola di Cosa Nostra, perché da detenuto non era più tenuto in debita considerazione.
Le lagnanze traevano origine sull’impossibilità del Liggio di esercitare il proprio ruolo nelle attività decisionali della Cupola. In buona sostanza era stato “posato”, pur essendo rimasto “uomo d’onore”: l’appartenenza al sodalizio criminoso, secondo la ferrea legge che regola l’Organizzazione, cessa soltanto con la morte. Pertanto, il Liggio, che reclamava un suo diritto, intendeva esercitarlo anche in funzione di essere stato uno degli artefici della presa manu militare di Cosa Nostra.
Il leader del momento, tal Totò Riina, fece pervenire all’illustre recluso un laconico messaggio. “Dite a Lucianeddu ca facissi u carceratu”.
Il breve messaggio non lasciava spazi ad interpretazioni diverse. Voleva significare “mettiti il cuore in pace” che Cosa Nostra la gestisco io e goditi la vita carceraria. E, cosi fu: Luciano Leggio (Liggio), finì i suoi giorni, com’era naturale, in carcere.





Morì di infarto, nel carcere di Badu 'e Carros a Nuoro, nel 1993. Venne sepolto a Corleone, dopo una cerimonia svolta senza coinvolgimento pubblico per divieto della questura.






DOCUMENTI




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