sabato 30 novembre 2013

FRANCESCO "FRANCIS" TURATELLO "Faccia d'angelo".



Francesco Turatello nacque ad Asiago, in provincia di Vicenza, figlio di una sarta nubile residente a Milano e tornata al paese natale durante la guerra; secondo molte fonti era il figlio naturale del boss mafioso italo-americano Frank Coppola detto Frank tre dita. Trasferitosi con la madre a Milano (quartiere di Lambrate) fin dall'infanzia, pugile dilettante nella giovinezza, fa la sua comparsa nell'ambiente criminale milanese come piccolo ladro di auto, per poi passare progressivamente ad imporre la sua personalità assumendo ruoli sempre più di spicco fino a giungere a capo di una banda criminale (costituita per lo più da immigrati di provenienza catanese) dedita al controllo delle bische clandestine della città e allo sfruttamento della prostituzione (attività che nel periodo di massimo successo incassa decine di milioni di lire a sera).
Partecipa inoltre a diverse rapine e sequestri di persona, con la complicità della Banda dei Marsigliesi di Albert Bergamelli. Turatello è celebre per la forte rivalità, nata fin dalla giovinezza, con Renato Vallanzasca, cosa che genera una sanguinosa faida con numerose vittime su entrambi i fronti. Successivamente, dopo l'arresto sia di Vallanzasca sia di Turatello ha luogo un progressivo riavvicinamento fra i due che stringeranno amicizia (Turatello sarà tra l'altro testimone di nozze di Vallanzasca nel matrimonio con Giuliana Brusa celebrato in carcere).
Turatello non hai mai fatto parte di Cosa Nostra, ma si ritiene che nel corso della sua carriera criminale sia stato spesso in contatto con alti esponenti dei clan camorristici napoletani e delle famiglie siciliane. La figura di Turatello compare inoltre in molti episodi oscuri della storia d'Italia degli anni settanta, fra cui il rapimento e l'omicidio di Aldo Moro e alcune azioni criminali compiute dalla Banda della Magliana. Dopo una lunga latitanza viene arrestato il 2 aprile 1977 in viale Lunigiana a Milano; processato per una lunga lista di reati viene condannato ad una lunga detenzione che sconta sotto il regime di carcere duro.
Turatello e Vallanzasca
Nonostante questo riesce per un certo periodo di tempo a guidare dal carcere la sua banda e i propri affari criminali, fino a quando viene soppiantato dal suo ex braccio destro Angelo Epaminonda, detto "il Tebano". Turatello viene ucciso il 17 agosto 1981 nel carcere di massima sicurezza nuorese di Badu 'e Carros, in Sardegna, da Pasquale Barra in modo molto efferato: verrà accoltellato e successivamente sventrato. Non si sa se gli organi interni, pesantemente lesionati, siano stati lacerati dai colpi profondi delle armi da taglio oppure vennero addentati dagli assassini in segno di spregio. Il movente di questo omicidio è ancora misterioso, ma certamente una fine così atroce - e il conseguente scempio del cadavere - rivelano che egli avesse compiuto qualcosa considerata fortemente offensiva.
Alcune fonti fanno risalire alla Nuova Camorra Organizzata l'ordine dell'omicidio, ma non sussistono in merito fonti attendibili. Secondo il collaboratore Tommaso Buscetta, Turatello sarebbe stato ucciso su ordine di Luciano Liggio, e questo molto semplicemente perché Liggio detestava la superbia, la "spocchia", il carattere di Turatello. Buscetta ha riferito anche che in un'occasione Turatello aveva schiaffeggiato un "uomo d'onore" (questa l'offesa di cui spesso si parla), comunque non sarebbe stato ucciso per questo. Turatello è citato nel libro "Senza manette" di Franco Califano in qualità di conoscente ed amico del cantante e nel libro "il Camorrista - vita segreta di Don Raffaele Cutolo" di Giuseppe Marrazzo in cui Cutolo ammetterebbe di essere il mandante dell'omicidio di Turatello. Il personaggio di Turatello compare nel film Vallanzasca - Gli angeli del male (2010) dove è interpretato da Francesco Scianna.
È sepolto nel cimitero monumentale di Monza.



La morte
Negli anni bui del carcere speciale, Badu ’e Carros (Nuoro) diventò teatro di violente rivolte e di sanguinosi regolamenti di conti. Il più terribile fu sicuramente il massacro del boss della malavita milanese Francis Turatello, il 17 agosto del 1981: durante l’ora d’aria Francis “Faccia d’Angelo” fu scannato e sventrato. Un delitto maturato in un periodo particolare della storia italiana, gli «anni di piombo», con il penitenziario barbaricino scelto dal generale Dalla Chiesa per confinare non soltanto i terroristi, ma anche esponenti della criminalità organizzata. Fu un omicidio con risvolti sadici compiuto da un plotone di criminali di spicco: Pasquale Barra «O’ animale», Vincenzo Andraous, Antonino Faro, Adriano Danilo e Salvatore Maltese.








ANTONELLA D'AGOSTINO FACCIA D' ANGELO
Era mio fratello, non di sangue, ma fratello. L'ho conosciuto da ragazzina e la nostra amicizia è finita solo con la sua morte, quel maledetto 17 agosto 1981.
Francis fu ucciso in carcere, a Bad' e carros, su mandato di chi voleva prendersi Milano: la droga, le donne, le bische.
I catanesi, si dice. Quel che è certo è che Francis della droga non voleva saperne.
Difficile da credere: aveva riempito di coca Milano e l'eroina era il business dell'epoca.
Ma lui aveva un figlio, e vedendo che cosa faceva l'ero ai ragazzi di allora, ne aveva schifo. "L'eroina è un affare politico" mi diceva. "Con la roba hanno messo a tacere le proteste di una generazione".
Turatello vittima del riflusso, come i sessantottini?
Se la vuole mettere così... Certo è che alla fine degli anni Settanta Milano stava cambiando.
Turatello è stato testimone privilegiato di quel cambiamento attraverso l'amicizia con l'artefice della Milano da bere: un "politico socialista dalla testa calva" lo descrive.
Insomma, amico... Si conoscevano, si erano incrociati in qualche locale, la notte: El Rayto de Oro, il Marocco. Si erano annusati e piaciuti: due personalità forti, due leader.
Nel libro lei scrive che "sedeva a gambe accavallate e si sistemava gli occhiali sul naso" mentre, nel suo ufficio, ascoltava Turatello che "faceva due calcoli a mente". E i calcoli si riferivano ai guadagni delle bische...
Erano giocatori di poker, abili nel bluff, pronti a puntare alto su quel tavolo tutto italiano fatto di perbenismo, affarismo e ipocrisia. Tutti zitti mentre girava la grana. I telegiornali fingevano di non capire. Era meglio parlare d'altro.
Quando è finita quella Milano lì?
Quando è arrivata la droga.
Prima, invece?
Una città fantastica, viva, allegra: bei negozi, bella musica, bei locali notturni con bella gente e magnifiche prostitute, champagne a fiumi.
Lei però in quei locali non poteva entrare.
Certo che no! Francis non voleva perché io non ero una di quelle. Io ero la parte pulita di Francis e dell'altro mio fratello: Carlo Argento, il suo vice, un ragazzo meraviglioso.
Anche lui morto ammazzato. Come Lia, la madre di Eros. Lei è una miracolata.
Ma quale miracolata! Le ho detto che io non c'entravo con quel giro. Avevo conosciuto Francis e Carlo perché eravamo vicini di negozio: io lavoravo come parrucchiera in un salone molto chic di via Montenapoleone, Francis vendeva tappeti (il negozio c'è ancora), Carlo faceva il cameriere al caffè Guarany. Poi le loro vite hanno preso un'altra strada, mentre io sposavo, nemmeno diciottenne, il figlio del titolare del salone.
Però siete rimasti in contatto.
Sempre. Gliel'ho detto, erano i miei fratelli.
Lei ora è sposata con Renato Vallanzasca: ammetterà di avere una certa fascinazione nei confronti della malavita...
Di Renato non parlo, dico solo che ci siamo conosciuti bambini, ai giardinetti del Giambellino, e che anche con lui è stata una grande amicizia, che poi è sfociata in qualcosa di più profondo.
Però, insomma, questo fascino del bandito...
Io non ho mai condiviso le loro scelte. Di più: non ho mai accettato da Francis un regalo che provenisse da una sua refurtiva. "Le cose rubate non le voglio!" gli dicevo. Pensi che una notte che avevo la febbre a 40 non ho chiamato il medico perché non sapevo come pagarlo benché sotto il letto ci fosse una valigia zeppa di contanti (due miliardi), l'incasso delle bische. Quando Francis l'ha saputo si è arrabbiato moltissimo, voleva dare fuoco a quei soldi per dimostrare quanto poco tenesse al denaro e quanto, invece, a me e alla mia salute.
Neanche un gioiello, le ha regalato? Magari uno di quelli sottratti alle signore del circolo del bridge che aveva derubato?
Me ne ha regalati sì di gioielli, ma comprati in gioielleria. A Venezia, alla presentazione del film di Placido, indossavo dei magnifici orecchini di Cartier: me li aveva comprati lui a Montecarlo dopo una grande vincita al Casinò.
Non sarà stata la pupa del gangster, ma viveva come se lo fosse.
In realtà, non è che ci siamo frequentati poi molto: lui non voleva compromettermi, si faceva vivo saltuariamente.
Come ha fatto, allora, a scrivere un libro così ben documentato? Dentro c'è tutto, dalla nascita di Francis (figlio di Frank "tre dita" Coppola) alla sua morte violenta, passando per rapine, stragi (quella sanguinosissima di Moncucco), rapporti con la politica e con la P2 di Licio Gelli, cui era affiliato.
Lui non mi diceva molto, ma io ero sveglia: leggevo i giornali e collegavo luoghi, fatti, persone.









giovedì 28 novembre 2013

UMBERTO ORTOLANI

umberto ortolani



Umberto Ortolani nacque a Roma nel 1913; si laureò in legge e nel dopoguerra, in cui pare essere appartenuto al SIM (Servizio Informazioni Militari), diventa Amministratore delegato della Ducati.
Introdotto dal cardinale di Bologna, Giacomo Lercaro, negli ambienti vaticani (tanto che, nel 1963 gli viene concesso il titolo di "gentiluomo di Sua Santità" da papa Paolo VI, ma che verrà poi revocato nel 1983), si costruisce sulle amicizie ecclesiastiche e sulle relazioni con il mondo della politica e dell'industria, un solido trampolino di lancio, preferendo, però, rimanere sempre nell'ombra (lo chiamavano "il signor Nessuno" per la sua discrezione). È stato Presidente dell'Agenzia giornalistica "Italia", che però rivende presto all'Eni di Mattei; Presidente dell'INCIS, Istituto Nazionale Impiegati dello Stato; Presidente dell'Ente Terme e Presidente della Federazione Mondiale della Stampa Italiana all'Estero.
All'inizio degli anni settanta si rafforza il sodalizio con Licio Gelli. Sarebbe del 1974 la sua iscrizione alla loggia P2.

Il sequestro di Amedeo Ortolani
Figlio primogenito di Umberto, laureato in legge, inizia alla fine degli anni sessanta come immobiliarista in qualità di amministratore delegato della Delfino Immobiliare, e come direttore responsabile dell'Agenzia Stefani, posseduta dal padre.
amedeo ortolani rapimento
Amedeo Ortolani rilasciato
Nel 1975 crea la Electronic General Company, società attraverso la quale in quello stesso anno rileva la Voxson. Due anni più tardi, dà vita all'emittente televisiva Tvr Voxson. Qualche anno dopo, nel 1981, con lo scoppio del caso P2 si scopre che il reale proprietario delle aziende era il padre Umberto il quale le aveva affidate al figlio e vengono successivamente coinvolte nel crack del Banco Ambrosiano.
Il 10 giugno 1975, Ortolani subisce un sequestro di persona ad opera del Clan dei marsigliesi e della Banda della Magliana e il suo rilascio avviene dopo 11 giorni di prigionia a seguito di un riscatto di 800 milioni di lire pagato dal padre.
La vicenda comunque si conclude in fretta: bastano dieci giorni. Tutto ciò poteva certo significare per lui un vero tracollo finanziario. Ma a salvare la cassa interviene la vendita di una fetta di una sua banca di Montevideo, il Bafisud, all' Ambrosiano di Calvi
Su questo episodio, nel 1994 si esprimerà Antonio Mancini, esponente della banda criminale romana, che in un interrogatorio parla del sequestro dell'imprenditore, come di un finto sequestro organizzato dai francesi su commissione del padre Umberto, il quale aveva interesse ad allontanare qualsiasi sospetto sui suoi legami con la malavita.

La P2
umberto ortolani p2Il suo impero finanziario è soprattutto all'estero: nel settembre del 1983, quando la Guardia di finanza lo blocca in Brasile, amministra una banca (la "Bafisud", Banco Financiero Sudamericano), possiede una trentina di grandi aziende agricole in Uruguay, una casa editrice, tre grattacieli e migliaia di ettari coltivati in Argentina, Paraguay e Brasile.
Accusato di essere stato al centro degli intrighi finanziari della loggia P2 (dal "caso Rizzoli" alla bancarotta fraudolenta per il crack Ambrosiano), Ortolani si rende latitante, inseguito da due mandati di cattura internazionali.Clara Calvi lo definirà con Licio Gelli "Il gatto e la volpe".
Viene anche accusato, ma poi sarà prosciolto, per il coinvolgimento nella strage di Bologna.
Rifugiatosi a San Paolo, il Brasile si è sempre rifiutato di arrestarlo perché, dal 1978, aveva preso la cittadinanza brasiliana.


umberto ortolani bonifici banco ambrosiano
Esempi di movimentazione Ambrosiano-Ortolani 

avvocato umberto ortolani

umberto ortolani tribunale processo


Il 21 giugno 1989, Ortolani rientra in Italia. All'aeroporto di Malpensa, la Guardia di Finanza gli notifica due mandati di cattura per bancarotta fraudolenta. Viene rinchiuso nel carcere milanese di Opera ma, pagando una cauzione di 600 milioni di lire, dopo una settimana è di nuovo libero.; durante tale procedimento ebbe modo di dichiarare: "Mi trovai iscritto alla loggia di Gelli senza saperlo. Da tempo ero nel mirino di un' agenzia giornalistica, la Op di Mino Pecorelli. 
Scriveva che per mettere a posto le cose in Argentina occorreva togliere di mezzo alcuni personaggi tra i quali c' ero io. Qualcuno mi disse che per far finire questa campagna l' unica strada era quella di rivolgersi a Gelli. Seguii il consiglio e Gelli mi fece capire che qualcosa poteva fare, ma che in cambio io dovevo aderire alla sua organizzazione. Aderii alla massoneria con una riserva mentale, tanto che scrissi una dichiarazione in questo senso e la depositai presso un notaio romano e lì si trova ancora oggi. Uscii di fatto dalla massoneria nel 1975, quando Gelli mi restituì la mia domanda di iscrizione e di essere andai via dall' Italia il 13 maggio del 1981, il giorno dell' attentato al Papa, pochi giorni prima della pubblicazione delle liste della P2 e dopo aver avuto, il giorno precedente, un contatto con Gelli". Il 28 gennaio 1994 viene condannato a quattro anni di reclusione per concorso in bancarotta nell'ambito della gestione della Rizzoli, di cui era stato consigliere di amministrazione. Nel 1996, nel processo a carico della loggia P2, viene assolto dall'accusa di cospirazione politica contro i poteri dello Stato. Nell'aprile 1998 la Corte di Cassazione conferma e rende definitiva la condanna a 12 anni per il crack del Banco Ambrosiano. Ortolani, che vive a Roma, non torna in carcere, a causa delle sue cattive condizioni di salute. Il tribunale di Sorveglianza di Roma sospende, infatti, l'esecuzione della pena a causa della sua malattia.
Ortolani muore a Roma il 17 gennaio 2002.

domenica 24 novembre 2013

MICHELE CAVATAIO "Il Cobra"


Michele Cavataio, (Palermo, 1929 – Palermo, 10 dicembre 1969), è stato un criminale italiano, legato a Cosa Nostra.
Durante l'adolescenza, Michele Cavataio iniziò una serie di attività illegali nel mercato nero, come il furto di generi alimentari e benzina, diffuse durante il ventennio fascista, e per questo venne affiliato nella cosca dell'Acquasanta. Nel 1946 Cavataio venne assolto per insufficienza di prove per l'omicidio del costruttore Vincenzo Mercurio e nel 1949 venne condannato a due anni e sei mesi di carcere per furto aggravato; nel 1954 venne nuovamente arrestato per rapina pluriaggravata e assolto per insufficienza di prove.
Nel 1955 Cavataio venne sospettato di essere l'esecutore degli omicidi del suo capo Gaetano Galatolo e del suo sostituto Nicola D'Alessandro, assassinato invece nel 1956 a colpi di lupara, ma venne assolto per insufficienza di prove; Galatolo e D'Alessandro erano stati uccisi per ordine della cosca mafiosa dei Greco di Ciaculli-Croceverde, che erano entrati in contrasto con i due boss in seguito allo spostamento dei mercati generali di Palermo dal quartiere della Zisa all'Acquasanta. In seguito a questi due delitti, Cavataio prese il comando della cosca dell'Acquasanta ma denunziato e arrestato per associazione a delinquere, furto pluriaggravato, detenzione e porto abusivo di armi e munizioni, venendo inviato al soggiorno obbligato ad Anzi, in provincia di Potenza, da dove tentò di fuggire ma venne ripreso. Nel 1961 venne assolto per insufficienza di prove ed ottenne la revoca del soggiorno obbligato.
Inoltre Cavataio si rese responsabile dell'uccisione di Calcedonio Di Pisa, capo della cosca della Noce, sapendo che l'assassinio sarebbe stato attribuito al boss Angelo La Barbera e che il risultato sarebbe stato un conflitto tra questi e Salvatore "Cicchiteddu" Greco, capo della cosca di Ciaculli, che divenne noto come «prima guerra di mafia»; Cavataio approfittò della situazione di conflitto per sbarazzarsi dei suoi avversari e per queste ragioni si associò ai boss Pietro Torretta ed Antonino Matranga: gli omicidi compiuti da Cavataio e dai suoi associati culminarono nella strage di Ciaculli, in cui morirono sette uomini delle forze dell'ordine.
In seguito alla strage di Ciaculli, Cavataio si diede alla latitanza ma venne subito arrestato nel suo nascondiglio nel quale teneva anche una Colt Cobra, la sua arma preferita. Nel dicembre 1968 Cavataio venne condannato a quattro anni di carcere per associazione a delinquere nel processo svoltosi a Catanzaro contro i protagonisti della prima guerra di mafia ma, siccome aveva aspettato il processo in stato di detenzione, venne rilasciato immediatamente per aver già scontato la pena.
Dopo il processo, Cavataio tentò di partecipare alla ricostruzione della "Commissione" ma gli altri boss iniziarono ad avere sentore che Cavataio era il principale responsabile della prima guerra di mafia e quindi si decise di elimiarlo, formando un commando di killer scelti tra varie cosche mafiose: Totò Riina, Bernardo Provenzano e Calogero Bagarella della cosca di Corleone, Emanuele D'Agostino e Gaetano Grado della cosca di Santa Maria di Gesù e Damiano Caruso della cosca di Riesi.
"Michele Cavataio - ha detto Gaetano Grado - era un pericolo pubblico ed era nella nostra lista dei morti non solo perché voleva esercitare l'egemonia su Palermo centro ma perché uccideva gente tanto per fare: carabinieri e poliziotti, per esempio. Cosa nostra - ha aggiunto - non ammetteva che si uccidessero carabinieri e poliziotti: c'erano altri modi che adesso non posso dirvi a rendere inoffensive le istituzioni". Il 10 dicembre 1969 gli uomini del commando, travestiti da agenti di polizia, giunsero in un ufficio di un'impresa edile in viale Lazio, dove si trovava Cavataio insieme ai suoi uomini; armati di pistole, lupara e Beretta MAB 38, i killer aprirono il fuoco, uccidendo tre dei presenti e ferendone altri due mentre Cavataio tentò di reagire al fuoco con la sua Colt Cobra, riuscendo così a ferire Provenzano e Caruso e uccidendo Bagarella. Infine Cavataio rimase a terra ferito e Provenzano gli spaccò il cranio con il calcio della sua Beretta MAB 38, finendolo a colpi di pistola. Il massacro di Cavataio e dei suoi uomini venne soprannominato «strage di viale Lazio».

strage di viale lazio

«Appena lui gli spara (Provenzano a Domè, ndr) noi ci buttiamo dentro l' ufficio, io - Grado - col fucile riesco a tirargli le prime due fucilate a Michele Cavataio, era dietro la vetrata, riesco a pigliarlo in una spalla, però lui spara a me e io vengo ferito, che praticamente ancora c' ho del vetro nel nervo ottico dell' occhio destro... Io riesco a uscire fuori e gli grido a Damiano Caruso e a Calogero Bagarella (altri due del commando, ndr): "entrate che io non ci vedo più". Questi entrano e cominciano a sparare, al Bino Provenzano Michele Cavataio gli spara... è stato ferito. Il Cavataio spara pure a Bagarella e l' ha ammazzato... Caruso viene ferito». Anche Cavataio fu colpito a morte, e nessuno sa dire se Provenzano abbia recuperato dal suo cadavere il documento che cercava, l' organigramma mafioso disegnato dalla vittima; un pezzo di carta strappato con qualche nome di «uomini d' onore» fu trovato nel cestino dell' ufficio. Dal racconto del pentito e di altri collaboratori emerge invece la «tragedia» montata dallo stesso Provenzano dopo l' agguato; e cioè l' attribuzione dell' errore di aver sparato subito, scatenando il fuoco avversario, non a se stesso ma a Damiano Caruso, che di lì a poco sarà eliminato a Milano. Ne venne fuori la «vulgata» mafiosa di Provenzano che riparò all' errore altrui, riferita pure dal catanese Calderone che attribuisce a quell' episodio il soprannome ' u tratturi per il boss, il trattore che «traturau tutta a terra», ha fatto tutto. Poi ' u tratturi divenne ' u ragioniere, e infine il padrino pacificatore.

DOCUMENTI

venerdì 22 novembre 2013

VITO CASCIO FERRO "Don Vito"



Vito Cascio Ferro, nacque a Palermo il 22 gennaio 1862 da una povera famiglia contadina. Il padre Accursio Cascio Ferro si trasferì con la sua famiglia a Bisacquino, in provincia di Palermo, perché divenne campiere del locale feudo di Santa Maria del Bosco dei baroni Inglese.

Nel 1884 Cascio Ferro venne accusato di estorsione e incendio doloso, venendo prosciolto per insufficienza di prove. Nel 1892 s'infiltrò nel Fascio contadino di Bisacquino, diventandone dirigente, per poi rifugiarsi in Tunisia nel 1894 per via della repressione ordinata dal ministro degli Interni Francesco Crispi nei confronti dei Fasci siciliani. Tornato a Bisacquino poco tempo dopo, Cascio Ferro fece fortuna imbastendo una flottiglia di pescherecci per lo smercio in Tunisia del bestiame rubato nella provincia di Palermo e fece richiesta per entrare a far parte del "Circolo dei Civili" di Bisacquino, frequentato dai locali proprietari terrieri, ma la sua domanda di iscrizione venne respinta all’'unanimità. Cascio Ferro allora entrò dentro la sede del circolo in groppa al suo asino, minacciando pubblicamente i presenti per dimostrare il suo potere.
Nel 1898 Cascio Ferro venne arrestato per il rapimento della baronessina Clorinda Peritelli di Valpetroso ma subì una condanna a soli tre anni. Dopo essere stato scarcerato, nell'agosto 1901 raggiunse Marsiglia, da dove si imbarcò per gli Stati Uniti d'America.


Soggiorno negli Stati Uniti e l'omicidio Petrosino
Cascio Ferro arrivò ad Ellis Island nel settembre 1901 ed andò ad abitare insieme alla sorella Francesca e al cognato a Manhattan. Subito dopo si unì alla cosca di falsari ed estortori guidata da Giuseppe Morello e dai suoi fratellastri Vincenzo, Nicola e Ciro Terranova, mafiosi originari di Corleone, che lo coinvolsero nelle attività della «Mano Nera», che consistevano in estorsioni all’interno della comunità italiana di Little Italy, accompagnate da sfregi, danneggiamenti e minacce di morte per coloro che rifiutavano di pagare il «pizzo» e comprare i dollari falsi stampati dalla loro banda. Nel 1902 Cascio Ferro venne arrestato dai servizi segreti statunitensi per contraffazione di banconote insieme a tre associati, ma non venne condannato perché riuscì a trovare un'alibi.


Morello
Joe Petrosino
























Nel 1903 il detective Joe Petrosino sospettò Cascio Ferro di essere uno dei responsabili del famigerato «delitto del barile» (il corpo orribilmente sfigurato del mafioso siciliano Benedetto Madonia, membro della banda di Giuseppe Morello, fu trovato chiuso in un barile abbandonato in una strada) ma Cascio Ferro sfuggì all'arresto scappando prima a New Orleans e poi in Sicilia nel 1904.
Nel 1909 Cascio Ferro fu sospettato di essere l'autore dell'assassinio del detective Joe Petrosino, avvenuto a Palermo nella centrale Piazza Marina; infatti quando fu arrestato, gli fu trovata addosso una fotografia di Petrosino ma l'accusa decadde a causa dell'alibi fornitogli dall'’onorevole Domenico De Michele Ferrantelli, deputato di Bivona di cui Cascio Ferro era il più importante capo-elettore, il quale affermò che nel momento in cui Petrosino veniva ucciso Cascio Ferro era ospite in casa sua.


Declino
Nel 1923 il sottoprefetto di Corleone segnalò Cascio Ferro al Ministero dell'Interno come «uno dei peggiori pregiudicati, capacissimo di commettere ogni delitto».
Il 1 maggio 1926 il Servizio Interprovinciale di Pubblica Sicurezza, creato dal «prefetto di ferro» Cesare Mori per arrestare i sospetti mafiosi, rastrellò la zona che include Bisacquino, Corleone e Contessa Entellina e arrestò 150 persone sospette, tra le quali Cascio Ferro, che venne imputato di omicidio. In un primo momento, Cascio Ferro riuscì ad ottenere la libertà su cauzione ma venne arrestato di nuovo nel 1928 a Sambuca di Sicilia e tradotto nel carcere di Sciacca. Nel 1930 la Corte d'’Assise di Agrigento lo condannò all'ergastolo per omicidio.
Vito Cascio Ferro morì di sete e di terrore durante i bombardamenti dell’'estate 1943, nel carcere di Pozzuoli, dove fu "dimenticato" dalle autorità.










giovedì 21 novembre 2013

ROSARIO SPATOLA




Rosario Spatola (Palermo, 1940-1910 agosto 2008) E UN costruttore sospettato di rapporti con Cosa nostra ,  fu accusato da Gaetano Costa e Giovanni Falcone di Traffico di droga e Condannato a Dieci anni di reclusione. Il Suo Nome è collegato alla Simulazione del sequestro di Michele Sindona  (il finanziere era Stato ospitato da Spatola in Una villa di Torretta dove era si Fatto Sparare ad una gamba dal medico Joseph Miceli Crimi per il coraggio forza alla tesi del sequestro) e all'uccisione di Gaetano Costa: sebbene non SIA mai Stato dimostrato ONU Collegamento Diretto fra le dovute vicende, Magistrato fu ucciso subito DOPO Aver Firmato ONU Ordine di cattura nia Suoi Confronti.
DOPO Aver Iniziato venire venditore ambulante di latte, Spatola costrui ONU impero nel Mondo delle Costruzioni Che Arrivo una sfida lavoro a 400 operai. DOPO l'omicidio Costa, le accusare nia Suoi Confronti vennero affidate da Antonino Caponnetto a Giovanni Falcone, il Che proprio una Partire da tal quale Processo Applico Quello che successivamente sarebbe Stato Definito il "metodo Falcone", cioè la Ricostruzione degli affari Criminali Attraverso la Documentazione bancaria . Spatola fu Condannato a vicenda ea tre 10 anni per Quella Per una tangente Versata a Vito Ciancimino ea ONU Funzionario per la Concessione di ONU appalto per la Realizzazione di Case Popolari, ma Nel 1985 Fuggi NEGLI STATI UNITI D'dell'America da Suo cugino, il capo di Cosa nostra americana John Gambino . Rimase oltreoceano Fino al 1989, when, DOPO Essere Stato coinvolto nell'operazione Iron Tower, fu arrestato ed estradato in Italia. Tornato NEGLI STATI UNITI DOPO Essere Stato scarcerato Nel 1992 per la Scadenza dei termini di custodia cautelare, Nel 1999 fu riestradato in Italia. Due anni dopo fu scarcerato e Torno Ancora una volta NEGLI STATI UNITI.
Era Stato citato venire teste d'accusa Nel Processo per l'uccisione di Mauro Rostagno. Ma Oggi il Pm Francesco Del Bene, in Apertura d'udienza, ha comunicato il Che il pentito Rosaria Spatola è morto, senza specificare when. Solo Nel tardo pomeriggio Si e accertato Che la morte del collaboratore di Giustizia, classe 1949, allontanatosi dal Servizio di Protezione, Condannato e quasi dimenticato, in Risale Realtà a tre anni e mezzo fa, il 10 agosto 2008. Ma nessuno ne SAPEVA niente. Un «Difetto di Comunicazione», venire si Sono affrettati a puntualizzare Dalla Procura.

martedì 19 novembre 2013

ENRICO CUCCIA



Enrico Cuccia nacque a Roma (Roma, 24 novembre 1907) da genitori siciliani, la famiglia paterna era originaria arbëreshë di Mezzojuso. La SUA famiglia ha origini greco-albanesi, MA e Perfettamente Integrata Nella buona borghesia di Palermo. Un amico di famiglia "Guido Jung, classe 1876, gocce di sangue ebraicotriestino ... suggerisce Un Papà Beniamino Cuccia ... di Trasferirsi in Roma ... agevolandolo nell'assunzione al Ministero delle Finanze. DOPO Aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, Cuccia fu assunto dall'IRI Nella sede distaccata di Londra.
Nell'ottobre del 1932 diviene "impiegato del servizio operazioni Finanziarie e Cambi con l'estero" Presso la Banca d'Italia.
Nel giugno del 1934, Guido Jung trasferisce Cuccia all'IRI, gestito da Alberto Beneduce. "Se Jung proviene Dalle schiere liberali Beneduce ha Alle spalle delle Nazioni Unite Passato socialriformista, corroborano da alte Cariche Nella massoneria ... Il napoletano Beneduce e Il massimo, e sempre ascoltato, consigliere economico del duce Che lo riceve quotidianamente. Ministro delle Finanze ( Jung ndr) e presidente dell'IRI (Beneduce ndr) Viaggiano comunque in perfetta sintonia (...).
E Sicuramente velleitario il Tentativo dell'Italia dei Primi anni Trenta di stabilire ONU rapporto privilegiato con Gli STATI UNITI D'America del ... A farsene Carico non e Il Governo, bensi quell'establishement economico Che ha Messo le querelare Competenze al servizio del fascismo , pur non condividendone l 'ideologia antiliberale. Se Jung ha da rassicurare i circoli finanziari colomba forte e L'influenza ebraica, ONU Beneduce toccano i Massoni ". 
Galli ha scritto: "[Cuccia] Crede in Dio, e osservante, ma la SUA Fede e Laica, calvinista, lontana anni luce da OGNI forma di clericalismo e d'ingerenza della Chiesa nda Pubblici affari: Nessun prete-trafficante varcherà mai la Soglia di via Filodrammatici ".

Esperienza amministrativa regime Nel fascista
Nel 1936, fu Inviato dal sottosegretariato per Gli scambi e per le valute in Africa orientale italiana (AOI) con l'Incarico di Creazione e le Delegazioni del sottosegretariato e con Quello informale di stroncare Traffico ONU clandestino di valute.
Alberto Beneduce
Enrico Cuccia lavorò in Africa orientale italiana Insieme al Suo collega Giuseppe Ferlesch sotto le direttive di Alberto D'Agostino, capo della Direzione Generale delle valute del sottosegretariato, al vertice del quale C'era Felice Guarneri. Il Suo lavoro Venne accolto favorevolmente in Italia: il 1 luglio 1937, Ritornato in Italia per Qualche giorno, Enrico Cuccia fu Ricevuto Insieme a Guarneri da Benito Mussolini. Il giorno dopo l'incontro con il Duce, il Corriere della Sera Pubblico ONU articolo Nel Quale si leggeva Che:. "Il Duce ha elogiato il dottor Cuccia per il lavoro compiuto in circostanze particolarmente Difficili ..." Si trattava di segnale di un, sottinteso ma chiaro, destinato a Coloro Che premeditavano di attentare all'incolumità di Cuccia e in Particolare fu ONU Avvertimento Diretto al viceré d'Etiopia Rodolfo Graziani e al Suo entourage Che non avevano gradito le intromissioni del Giovane Funzionario in Una Gestione amministrativa Che Cuccia sospettava Fosse caratterizzato da graui all'irregolarità Finanziarie e da Una interessata tolleranza Nei Confronti dei Trafficanti di Valuta. Nonostante la Situazione disagiata e pericolosa Nella Quale visse Durante il Periodo di permanenza in Africa Orientale, nonostante le Difficoltà e Gli ostacoli, Cuccia operò con grande serietà e severità, stilando Relazioni Tecniche precise ed esaustive Che puntualmente inviava ONU D'Agostino, ricevendone predette predette Indicazioni e Continui incoraggiamenti.
Nel 1938, con le leggi Razziali, Le cose si mettono male per Jung, Che essendo ebreo Vienne emarginato. Beneduce invece Che E soltanto ... Massone Resta in sella e DEVE intervenire rendendo ufficiale il fidanzamento Tra Enrico Cuccia e SUA figlia, Che si chiama Libera Idea Socialista. Egli Invita l'amico Raffaele Mattioli, Amministratore Delegato della Comit, ad Assumere il futuro genero Enrico Cuccia, col rango di dirigente, a Milano, nell'ufficio di piazza Scala colomba gravitano Ugo La Malfa, Giovanni Malagodi, Cesare Merzagora, Adolfo Tino, "Vale a dire Una buona fetta della futura classe dirigente" liberal "che ritiene il fascismo Una dolorosa parentesi della storia".
Carlo Bombieri, collaboratore di Cuccia alla Comit, dadi Che Cuccia AVEVA "confini un'ambizione senza, spietata, incontenibile Qualche volta, quattr'occhi un, non esitava a manifestarla:. L'Aspirazione al Potere da Realizzare con il maneggio del Denaro, in Quanto Nei Confronti della Politica nutriva ONU assoluto Disprezzo Intellettuale, generalmente non si sbilanciava,.. (...) Detestava il fascismo ma Teneva in RISPETTO il Concetto di Autorità AVEVA Una Concezione castale della Società, retta da Onu "uomo forte" Con un'eccezione: il Papato di Roma non andava a genio Gli ".

Antifascismo Durante la Seconda guerra Mondiale
Durante la Seconda guerra Mondiale si Reco Spesso in Svizzera allo Scopo di sostenere la Resistenza, per la quale anche operò da staffetta con la COPERTURA fornitagli dal Fatto di Essere ONU Funzionario di banca di alto Livello; Un viaggio in Una Lisbona Nel 1942 si FECE latore di ONU Messaggio segreto degli oppositori filobritannici Adolfo Tino e Ugo La Malfa al conte Sforza, in esilio NEGLI STATI UNITI: se ne FECE TRAMITE il diplomatico statunitense George Kennan.

Nascita di Mediobanca
Mattioli
Fino dal 1944, Enrico Cuccia Seguì la vicenda di Mediobanca, quando Mattioli propongono ONU "ente Specializzato per i cosiddetti Finanziamenti a medio Termine" (in Sostanza, ONU modo per Superare la legge bancaria del 1936). In Un convegno tenutosi Nel 1986 Enrico Cuccia descrisse con precisione le Difficoltà incontrate Nella Realizzazione del Progetto, il Che AVEVA Richiesto Oltre 18 mesi di laboriose trattative, SIA per trovare dei partner di di Che accettassero di Entrare Nel Capitale del nuovo istituto Sia per Superare le obiezioni di chi, arrivato il governatore della Banca d'Italia Luigi Einaudi, temeva il Che Dietro questo Progetto vi Fosse di Fatto il ritorno della Comit alla Struttura della banca mista: Perché Ecco Cuccia organizzò il lavoro dell'Istituto Che Gli Venne Affidato da ONU lato senza Tariffa una azioniste Meno delle Bin, ma dall'altro lato tenendo le medesime largamente all'oscuro delle Decisioni Che la banca Stava per prendere, apprendendole generalmente ONU Cose Fatte.


La Gestione di Mediobanca
Il 3 novembre 1944 FECE altera parte della Delegazione italiana, COMPOSTA Tra Gli Altri da Egidio Ortona e Raffaele Mattioli, il Che si reco a Washington con l'Obiettivo di richiedere al Governo statunitense Aiuti per la ricostruzione post-bellica italiana.
Nell'aprile 1946, Cuccia divenne il Direttore generale della nuova Società Mediobanca, posseduta da Credito Italiano, Comit e Banco di Roma. Nel 1949 diviene Amministratore Delegato anche.
Cuccia rassicurava l'Intero arco costituzionale: Gli americani, data il Suo Passato resistenzial-azionista, i comunisti Che lo ritengono Una longa manus di Mattioli, la DC e De Gasperi, Dati la SUA amicizia col cardinale Spellman.
"L'unico a non piaceva era cui Mario Scelba , (...) "Ossessionato" dalle ombre massoniche aleggianti nel Mondo Finanziario e in particolar modo su Coloro Che avevano gravitato Nel Partito d'Azione.
DOPO AVER Cercato di opporsi alla riconferma di Mattioli alla Comit, Scelba s'esercitò anche Nel boicottare Cuccia-Mediobanca; ma subi altro ONU smacco, Anche per l'Intervento di ... don Luigi Sturzo, il Che AVEVA Trovato ONU alleato Nel Giovane finanziere Nella lotta Che s'andava profilando con Enrico Mattei ... aedo dello statalismo economico.
La "guerra perduta" di Mario Scelba ... non impedi Che Attorno alla Comit e ancor Più Una Mediobanca continuasse ad aleggiare ... l'alone massonico " 
Mediobanca divenne in breve tempo il centro del mondo Finanziario e politico italiano. Il caso Più Importanti, Tra le numerose Grandi transazioni economico-Finanziarie gestite da Cuccia e da Mediobanca, fu Sicuramente la scalata alla Montedison di Giorgio Valerio da altera parte dell'ENI di Eugenio Cefis .
L'istituto costitui il perno di Sistema delle Nazioni Unite di Alleanze, Che Attraverso Partecipazioni incrociate e patti parasociali garantiva Stabilità degli Assetti proprietari dei maggiori Gruppi industriali. Mediobanca accrebbe Anche la gamma delle Sue Partecipazioni azionarie, Che diventarono veri certi fi cati di Garanzia per le Imprese Partecipa.
Un altro Aspetto Importanti dell'Azione di Cuccia fu l'Apertura Internazionale Che avvenne Nel 1955, DOPO contatti intensi con André Meyer della Lazard di New York. Nel Suo Viaggio statunitense del 1965 Antonio Maccanico Ebbe modo di apprezzare la considerazione che sì Avessé Una Wall Street per Enrico Cuccia, il cui Nome era all'epoca in Italia quasi del tutto sconosciuto al di fuori della ristretta cerchia degli addetti Ai Di Lavori.
Nel 1982 Cuccia Lascio la carica di Direttore generale, restando però Nel CDA Fino al 1988 divenne presidente onorario QUANDO, ma resto comunque Uno degli Uomini Più influenti, inavvicinabile Dai Giornalisti.
A Partire Dalla "morte" di Enrico Mattei (1962) SEMBRA Che in Italia regni un'assenza di strategie alternative economico-Finanziarie a Mediobanca. Chi ci ha provato (Sindona, Calvi) e Stato ... "sconfitto" ...

Cuccia e la Massoneria
Se si prescinde Dalla possibile influenza del suocero Alberto Beneduce, Che Massone lo era Certamente, testimonianze serie sull'appartenenza di Cuccia alla massoneria ci vengono da Michele Sindona e Dalla Vedova di Roberto Calvi , la signora Clara. 
Galli Scrive: "In incontro ONU all'Hotel Pierre di New York, nell'estate del 1976, Sindona km Disse:" Mattioli ha Creato Mediobanca per togliersi Dai Piedi Cuccia Che e Persona pericolosa ... Lavora per Portare la finanza italiana sotto il Dominio della Grande Loggia "innanzi alla commissione Parlamentare d'inchiesta Sulla loggia massonica. P2 , Clara Calvi ha dichiarato: «Gli QUANDO (al marito Roberto nda) domandavo perchè Cuccia e Sindona, pur essendo Massoni, non andavano d'Accordo, mi rispondeva : "Appartengono a causa logge diverse» ". 
Maurizio Mattioli, il figlio di don Raffaele, ha detto al Galli: "Quando le Discussioni Politiche si facevano Più aspre ... l'ho sentito esclamare con rabbia:" Ci vorrebbe Clemenceau UN "... Un Riferimento al Clemenceau ... radicale, Massone legato al Grande Oriente di Francia, il Che AVEVA Chiesto Ai Fratelli La "discesa nell'arena" per affermare, Nella Società e Nella politica, i "Valori" delle logge? ".

Il caso Sindona
Sino alla Metà degli anni Cinquanta, Cuccia e Sindona si erano ignorati «sino a far nascere l'impressione di un'assurda gelosia fra siciliani ... L'incontro del disgelo avviene in Mediobanca ... poi ricambiato in via Turati ... Un Sindona Vienne offerto di "collaborare"; e lui Risolve magistralmente ONU Problema fiscale della Fidia ... E solista Una breve parentesi di pace: la rissa riesplode quando Marinotti Propone di cooptare Sindona Nel consiglio di Amministrazione della SNIA Viscosa DOPO Aver ottenuto il beneplacito di Tino (...).
Ma il guaio grosso scoppia quando Sindona Tenta di "bidonare" la Sofina, truccando i Bilanci. Però alla Sofina si TROVA provengono Direttore generale Paul Boel. Per TOGLIERE il figlio Dai guai il padre corre da Andrè Meyer, Suo amico fraterno, Che lo passa a Cuccia. "Vienne predisposta Una transazione, ma Sindona s'intestardisce.
La SUA provocazione mirata Appare: Dimostrare Che il banchiere di via Filodrammatici contava in patria Vienne scartina Una Una briscola. Messo alle strette Dalla Corte arbitrale di Ginevra, Sindona Sarà costretto a "conciliare" versando mezzo miliardo di penale. Poco per il Portafoglio, moltissimo per l'immagine. Non ammaestrato Dallo smacco, ci riprova. C'è in ballo l'Acquisizione dell'Americana McNeil & Libby ... Sindona, ignorando le sollecitazioni di Cuccia, anzichè rivolgersi a Meyer Che pretende di controllare la piazza di New York, opta per Un Altro filone della Finanza Ebraica, La Lehman Brothers.
Meyer, indignato, DOPO Aver sottoposto Sindona Una sorta di Processo Una Presso la Lazard di Parigi, sentenzia Che Debba Essere Messo al bando ... lo snodo Cruciale è qui: "scomunica" Nella comminata da Andrè Meyer e ratificata, a New York, in ONU vertice della Confraternita degli Gnomi, dove si decide Che Nella "provincia Italia" vi SIA spazio Unicamente per Mediobanca ".
Tuttavia si dissociano Sia i Lehman SIA Gli Hambro, ndr Anche ALCUNI Esponenti della Continental Illinois. Tra i consulenti legali di questa cordata anti-Meyer vi e Richard Nixon.
"Si Tratta di avvenimenti Importanti, Che dimostrano l'inesistenza, almeno in questa fase, di qualunque demarcazione tra" finanza laica "(Mediobanca) e" finanza cattolica "(Sindona). C'è Piuttosto Uno scontro di Tra Meyer-Lazard e il "resto degli Gnomi", Che però è Estremamente disarticolato (...).
Per Quasi un decennio nè la Banca d'Italia nè Gli industriali nè i "moralisti" Cesare Merzagora e Raffaele Mattioli prenderanno Apertamente Posizione Tra Cuccia e Sindona. Non Che rifiutino di cogliere le reali Dimensioni del contrasto (la conquista del monopolio della Gestione degli affari finanziari), il peccato lo vedono troppo bene, ma giudicano Che La soluzione Migliore ... sia il divide et impera.
D'altra parte ... Michele Sindona ... affascinava ... spadroneggiava Nei salotti milanesi ... Dicendo peste e corna di Cuccia, MA anche Facendo sfoggio di cultura; da Nietzsche allo Spengler del Tramonto dell'Occidente ... Cuccia Appare in difficolta. Lui Che non frequenta i salotti, quando Gli riferiscono dell'esibizionismo del rivale, si Limita a ribattere ... in inglese: inaffidabile, inaffidabile. Per chi CONOSCE la fraseologia degli Gnomi, nessuna accusa Finanziere PUÒ Suonare altrettanto nefasta. Ma perché si cominci a prenderne Atto occorre Che Sindona scivoli Silla SUA STESSA arroganza ".
Sindona, Una Partire dal 1967 cerca di espugnare le roccaforti causa del Potere economico italiano: l'Italcementi del cattolico ultraconservatore Carlo Pesenti, e la Bastogi. Ma Gli va male: Pesenti, oberato di debiti contratti Contratti, TROVA Solidarietà Inaspettatamente in Cuccia Allora sino Suo avversario, e grazie ONU TROVA Mediobanca i miliardi necessari per riacquistare le Azioni di Italcementi, senza doverle svendere, Venire pretendeva Sindona. Il Galli commenta: "Fosse davvero esistita Una" finanza cattolica "... Sindona sarebbe Stato Sicuramente sanzionato [per Aver aggredito il cattolicissimo Pesenti], ma questo non Accadde, e Pesenti MIGRO nell'Area cucciana".
Un tale punto INIZIA la partita Attorno alla Bastogi, l'offerta di Pubblico Acquisto (Opa) sindoniana scatta il 13 settembre 1971. "Per quattro giorni e Una pioggia di adesioni e delle Nazioni Unite coro di approvazioni. Ma al quinto giorno le adesioni si bloccano, per il boicottaggio dei Grandi azionisti. Cuccia ha Fatto intervenire Andrè Meyer. Sindona Corre in Roma-Capitale, ma PUÒ solista registrare Che persino Emilio Colombo, ... sul quale Faceva pieno affidamento, s'è schierato con Cuccia-La Malfa (...).
Sostenere che ... Sindona Fosse l'Espressione della "finanza bianca" E dunque, Almeno fino a Nightlife Bon Voyage questo punto, ... Una Distorsione della Realtà (...) "Sindona, ma DOPO lui Anche Roberto Calvi, rovinarono Una causa di erronee, spericolate operazioni sul Mercato dei Cambi ", ha Confermato Guido Carli (...).
La rottura definitiva Tra Cuccia e Sindona si consuma in Un salottino riservato del "Club 44" ... Qui pranza, solitamente il venerdì, la compagnia ... Sindona ..., Cuccia ..., Cefis. Finchè ONU venerdì Sindona si ritrova ... solo ... Pochi Minuti prima, in Mediobanca, Cuccia ha detto ONU Cefis Che Si e Stancato di sedersi col diavolo ".
Sindona Capisce Che Lo scontro è arrivato ad Un Punto di non ritorno, puo Contare oramai solista su Giulio Andreotti , su Anna Bonomi e su Gaetano Stammati (iscritto alla P2).
"Sconfitto, e pur costretto a riparare in America, Sindona non s'arrende ... Le prime Volte Iniziativa a coinvolgere Personalmente ... Cuccia risalgono alla primavera del 1977, Passano Attraverso la Minaccia di gran lunga rapire il figlio di Cuccia (. ..). Sindona conside Il presidente di Mediobanca Venire Uno dei peggiori Nemici (...). Le cronache dell'affare Sindona (a Partire Dagli Inizi degli anni Settanta sino alla morte, causata da Una tazzina di caffè avvelenato, Nel supercarcere di Voghera Nel marzo 1986) restano ... tuttora avvolte in Una pesante coltre di nebbia. Esattamente Venire era accaduto per "l'incidente" aereo di Enrico Mattei, e Venire accadrà per l'impiccagione di Roberto Calvi ... Resta la considerazione Che il destino ha sempre Assegnato Ai "grandi Nemici" di Enrico Cuccia Una tragica Uscita Dalla scena di questo mondo ".
Cuccia fu accusato da Michele Sindona di Essere il mandante di ONU complotto nda Suoi Confronti e di controllare segretamente il tribunale di Milano al Quale lui AVEVA Portato Documenti Una tesi Dimostrazione della SUA. Fu denunciato con l'accusa di falso in Bilancio e in Seguito prosciolto. Subi anche ONU attentato Che vide esplodere Sulla porta di casa del banchiere, in via Maggiolini, ONU ordigno probabilmente Lanciato lì da ONU emissario mafioso dello Stesso Sindona.
Testimonio Contro Michele Sindona Nel Processo sull'omicidio di Giorgio Ambrosoli , affermando Che l'imputato Gli Avessé confidato il Suo Progetto omicida. L'informazione fu Ricevuta nell'aprile del 1979 a New York, in Un incontro Diretto con Michele Sindona, MENTRE L'omicidio avvenne l'11 luglio dello Stesso anno: eppure Cuccia non avvertì le Autorità italiane né lo Stesso Ambrosoli. Alle Domande dei Magistrati rispose di Aver Mantenuto il silenzio per sfiducia nda Confronti dello Stato. Secondo il Suo legale Alberto Crespi, Cuccia Diede immediatamente Mandato a lui di Parlare con i Giudici Riguardo alle minacce di Sindona (le Quali Furono sottovalutate Dalla Procura) evitando di esporsi in prima persona temendo per l'incolumità dei Suoi figli. Questo Ricostruzione Vienne però smentita Dalla procura.




La morte
Nel 2000, Cuccia inizio a soffrire di Problemi cardio-respiratori e di insufficienza renale, il Che lo costrinsero a lunghe terapie e ricoveri, prima pressoterapia l'Ospedale Luigi Sacco di Milano, poi alla clinica fondazione Monzino di Meina. Trascorse i Suoi Ultimi Mesi Tra QUESTI nosocomi e le Sue Caso, una e Milano sul Lago Maggiore.
Morì nella notte del 23 giugno 2000. Per EVITARE UN eccessivo clamore mediatico, la famiglia decise di mantenere Uno stretto riserbo Sulle circostanze della morte SUA (Non è mai chiarito se il decesso Stato sopravvenne Nella SUA dimora di Meina o alla Fondazione Monzino) e decise di organizzare il funerale Già per l'indomani. Le esequie Furono officiare all'istituto delle Suore Poverelle di Meina, con la Partecipazione di pochissimi invitati, notabilmente l'Allora governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, il Segretario in carica del Partito Repubblicano Italiano Giorgio La Malfa, l'Allora presidente di Mediobanca Francesco Cingano e L'amministratore delegato Vincenzo Maranghi, l'Allora presidente della Banca di Roma Cesare Geronzi, il costruttore Salvatore Ligresti e Cesare e Maurizio Romiti. La salma del banchiere fu poi tumulata Nel locale cimitero, pressoterapia la cappella di famiglia, ove Già riposava la moglie Idea, morta Nel 1996.
Poco DOPO la SUA morte il civico di via Filodrammatici dove ha sede Mediobanca fu ribattezzato dal comune di Milano "piazzetta Enrico Cuccia".

Il trafugamento della bara
Tra la sera del 14 e la prima mattina del 15 marzo 2001, una causa autotrasportatori piemontesi, Giampaolo Pesce e Franco Bruno Rapelli detto Crodino, Entrambi incensurati, approfittando di Un varco Lasciato aperto nel muro di cinta del camposanto di Meina, si introdussero al Suo interno e trafugarono la bara di Enrico Cuccia. Il Fatto Venne Scoperto Già l'indomani Dalla ex custode della locale villa della famiglia del banchiere, Ida Bentivegna, accortasi Che la lapide della Tomba Spaccata epoca in causa; la notizia Venne invece resa nota da solista il 18 marzo.
Le Indagini seguirono causa filoni: da UN lato il satanismo (la zona di epoca Meina Già Stata soggetta ad atti di profanazione di tombe perpetrati da sette sataniche) e dall'altro una richiesta di riscatto. Il 20 marzo fu spedita alla sede ANSA di Milano Una lettera di reclamo, in cui il mittente si autoaccusava del furto, affermando di Aver subìto graui Perdite Finanziarie per colpa di Investimenti su Titoli quotati a Piazza Affari e bollando Enrico Cuccia Come una delle cause della SUA Rovina. Vieni Condizione per la restituzione del feretro VENIVA domandato Che l'indice MIB30 risalisse a quota 50.000. Tale Messaggio non fu però ritenuto attendibile.
L'ipotesi del Tentativo di estorsione Prese Definitivamente piede allorchè, il 22 marzo, L'amministratore delegato dell'ACEA di Roma Paolo Cuccia (ritenuto erroneamente figlio del banchiere) ricevette Una lettera, spedita Dalla zona di Torino e malamente indirizzata Una via Momentana ( un Luogo di Nomentana), in cui per il riottenimento della bara si richiedeva il versamento di sei Milioni di franchi Svizzeri (circa 7 miliardi di lire) su ONU conto corrente cifrato aperto Presso la Banca Rotschild di Lugano. Allegate alla Lettera vi erano alcune foto Polaroid ritraenti la bara e la tomba aperta.
Dalla Lettera spedita una ea Paolo Cuccia e da Una successiva serie di Telefonate ARRIVATE all'ACEA Mediobanca per trattare il pagamento del riscatto (e partite da Una cabina telefonica STESSA, Tra i Comuni di Giaveno e Avigliana), verso fine marzo Gli inquirenti riuscirono a risalire ONU Giampaolo Pesce, Che Fu arrestato proprio MENTRE terminava un'ennesima Chiamata a Mediobanca. Tradotto in questura, Pesce FECE subito il Nome del Suo complice Rapelli, ndr Indico Il Luogo ove il feretro era nascosto: un fienile di Condove, in Val di Susa, non Lontano da casa SUA. Una volta recuperata, il 31 marzo, la salma fu riportata a Meina e ritumulata nia giorni dopo.
Rapelli, il Che si trovava in Inghilterra, fu poi arrestato il 1º aprile, al Suo ritorno a casa. I due sequestratori affermarono di Trovarsi in Condizioni di indigenza e di Aver DECISO di rubare la salma di Cuccia per caso, DOPO Aver letto il Suo Nome su ALCUNE riviste Economiche, avendo intuito Che la SUA famiglia Fosse Molto benestante. Il furto era Stato compiuto in Seguito riprese: la sera del 14 marzo i dovuti avevano abbattuto il muretto Che chiudeva la tomba, per poi Tornare a notte fonda a trafugare la bara (rompendo frattanto la lastra di marmo Che la copriva). Indi avevano Caricato la cassa su ONU pick-up, ma si erano accorti Che ESSA era troppo lunga, sicché la coprirono con Una Coperta e viaggiarono Fino al fienile Scelto Venire nascondiglio con il vano di Carico aperto.
Alla singolare vicenda e ispirato Anche il film L'ultimo Crodino Che per l'appunto riprende il soprannome del Rapelli.











lunedì 18 novembre 2013

MARCO POZZAN



Marco Pozzan (Santorso -Vicenza- 23 aprile 1926). Simpatizzante dell'estrema Destra. NEGLI anni Sessanta portinaio-factotum dell'Istituto per ciechi Configliachi di Padova. Amico e stretto collaboratore di Franco Freda . Coinvolto nell'inchiesta di Giancarlo Stiz sull'eversione nera in Veneto.


A tempo interrogatori, il 21 febbraio e il 30 marzo 1972, chiamo in causa Pino Rauti : anche il capo di Ordine Nuovo - Disse - AVEVA partecipato a Una Riunione a Padova, il 18 aprile 1969 in cui si decise «di approfittare della Tensione Politica e sociale in Atto inserendosi con iniziativa Utili ad acuirla ». [Ferraresi 1997] Pochi giorni DOPO ritratto OGNI cosa, e non Appena rilasciato si RESE irreperibile.


15 gennaio 1973 
Fuggi in Spagna con l'Aiuto del Sid (Servizio Informazioni Difesa), Che Gli AVEVA procurato ONU Passaporto falso un Nome Mario Zanella. Il generale Maletti : «Pozzan era Stato avvicinato un capitano Padova dal Labruna , il which di ritorno da Quella città mi Disse Che si sarebbe Trattato di element Utile se l'avessimo aiutato ad andarsene: "D'altra parte - parole testuali - E ONU poveraccio che soffre di ulcera allo stomaco stomach e Che In prigione ha sofferto Molto (si trattava di carcerazione preventiva e poi ovviamente, un quell'epoca, era Stato Liberato) e se noi lo Aiutiamo potra Esserci Utile. Lo mandiamo all'Estero, Cercando di falsificarne il Passaporto ". Dopodichè la cosa has been Fatta Perché i Passaporti potevano Essere Facilmente ottenuti, per Motivi di servizio, dall'apposito organo del Ministero degli Esteri e il Nome e Stato cambiato, non so da chi, in Zanella e Così il giovanotto e Stato Accompagnato in Spagna dal maresciallo Esposito, il Quale avrebbe dovuto Restare Più un lungo in this Paese per osservarlo, ma il Zanella si "squagliò" prontamente »(da un'audizione Davanti alla Commissione Stragi a Johannesburg il 3 marzo 1997). [Parlamento.it]. Ancora Maletti il 21 marzo del 2001, in aula a Milano: «Speravamo Che ci desse Informazioni su Borghese e Altri neofascisti latitanti (...) ma in Realtà E scomparso ». [Cd 22/3/2001] 
Nell'inchiesta del giudice istruttore Guido Salvini Sulla strage di piazza Fontana, conclusasi con Una Sentenza di Prescrizione del reato, era Pozzan Stato accusato di Aver detenuto, in concorso con Zorzi, Ventura e Freda, armi Ed esplosivo Nel casolare di Paese (Treviso) .