giovedì 23 maggio 2013

IOR


IOR

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L'Istituto per le Opere di Religione (meglio noto con l'acronimo IOR e comunemente conosciuto come Banca Vaticana) è un istituto privato, creato nel 1942 da papa Pio XII e con sede nella Città del Vaticano. È erroneamente considerato la banca centrale della Santa Sede, compito invece svolto dall'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA).
Il suo direttore generale riporta direttamente ad un consiglio di amministrazione composto da cardinali che a loro volta rispondono al Papa. L'attuale presidente è il tedesco Ernst von Freyberg.
Lo IOR è stato più volte coinvolto in scandali, finanziari e non, fra i quali spiccano "l'affare Sindona" e il crac del Banco Ambrosiano.

Secondo quanto stabilisce il suo statuto, ha lo scopo di:

« ... provvedere alla custodia e all'amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo IOR medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità.
L'Istituto pertanto accetta beni con la destinazione, almeno parziale e futura, di cui al precedente comma. L'Istituto può accettare depositi di beni da parte di Enti e persone della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano.»

Ha una sola sede, collocata nel torrione Niccolò V costruito nel 1453 addossato al Palazzo "Sisto V", residenza del pontefice all'interno dello Stato della Città del Vaticano.
Lo IOR consta di 130 dipendenti, un patrimonio stimato (nel 2008) di 5 miliardi di euro, 44 000 conti correnti, riservati a dipendenti vaticani, ecclesiastici e ad una ristretta quantità di enti privati. Rilevanti sono gli investimenti esteri, in prevalenza in titoli di Stato o portafogli a basso rischio. Gli interessi medi annui oscillano dal 4 al 12% e, non esistendo tasse all'interno dello Stato vaticano, si tratta di rendimenti netti. Per quanto riguarda gli utili conseguiti, essi non vanno corrisposti ad azionisti - che nel caso dell'Ente non esistono - ma sono devoluti in favore di opere di religione e di carità.
L'istituto è gestito da professionisti bancari e guidato da un presidente, non necessariamente un consacrato o un religioso, che riferisce direttamente ad un collegio di cinque cardinali, nominati dal Papa e in carica per un quinquennio con lo scopo di vigilare sulla fedeltà dell'istituto agli obblighi statutari, e al Papa (o al cardinale camerlengo durante un periodo di sede vacante).
Il bilancio e tutti i movimenti fatti dall'Istituto fino al 2013 sono stati noti solo ed esclusivamente al Papa, al collegio dei cardinali che lo gestiscono, al Prelato dell'istituto, al Consiglio di sovrintendenza, alla Direzione generale ed ai revisori dei conti. Il 15 maggio 2013 il presidente ha annunciato che entro la fine dell'anno l'istituto aprirà un proprio sito internet, sul quale sarà pubblicato il bilancio.
Una rete di contatti con banche sparse nel mondo rende possibile l'esportazione di quantità illimitate di denaro in assoluta riservatezza, poiché Città del Vaticano non aderisce ai patti internazionali antiriciclaggio. Inoltre, il conto può essere aperto sia in euro che in valuta straniera. I clienti vengono identificati solo attraverso un numero codificato, alle operazioni non si rilasciano ricevute, non esistono libretti di assegni intestati allo IOR e tutti i depositi e passaggi di denaro avvengono tramite bonifici. Infine, avendo sede in uno Stato sovrano, ogni richiesta di rogatoria deve partire tramite il ministero degli esteri del paese richiedente. Finora quasi nessuna rogatoria è stata mai concessa dal Vaticano.
A seguito di vicende giudiziarie riguardanti infrazioni della normativa antiriciclaggio compiute dallo IOR, il 30 dicembre 2010 il Vaticano si è impegnato a dare piena applicazione alla convenzione monetaria firmata con l'Unione europea il 17 dicembre 2009, introducendo leggi volte alla lotta al riciclaggio, che sono entrate in vigore il 1º aprile 2011. In continuità con tali impegni, il 15 maggio 2013 il presidente ha annunciato che entro la fine dell'anno il bilancio sarà reso pubblico, e che una nuova società internazionale è stata incaricata di certificare il pieno rispetto degli standard internazionali anti-riciclaggio.
Il codice SWIFT dello IOR è IOPRVAVX:
IOPR identifica l'Istituto per le Opere di Religione
VA è il codice paese per lo Stato della Città del Vaticano
VX il codice per la Città del Vaticano

Storia 

L'Istituto per le Opere di Religione è un ente dotato di personalità giuridica parte della struttura amministrativa della Chiesa cattolica. Divenne un'organizzazione formale nel XIX secolo derivando da un sistema informale finanziario della Chiesa conosciuto come Obolo di San Pietro.
L'Istituto attraversò tre periodi di grande cambiamento: nel 1870 con la dissoluzione dello Stato Pontificio; nel 1929 con i Patti Lateranensi che stabilirono l'indipendenza della Città del Vaticano; ed in seguito agli accadimenti della seconda guerra mondiale.

Dalla fondazione alla gestione di Nogara

Bernardino Nogara, a capo dell'Amministrazione speciale per le Opere di Religione dal 1929 al 1954
L'11 febbraio 1887, papa Leone XIII costituì la "Commissione delle Opere Pie" che nel 1908, su iniziativa di papa Pio X, fu rinominata "Commissione amministratrice delle Opere di Religione".

Bernardino Nogara

I Patti Lateranensi firmati nel 1929 durante il periodo fascista, riconobbero la Città del Vaticano come uno Stato indipendente. Con la legge di esecuzione del trattato (legge del 27 maggio 1929, n. 810) l'Italia, per compensare l'espropriazione dei beni immobili che la Chiesa cattolica aveva subito con le leggi napoleoniche prima e fino al 1871 con le leggi del 7 luglio 1866 di soppressione degli Ordini e delle Corporazioni religiose e del 15 agosto 1867 per la liquidazione dell'Asse ecclesiastico poi, si obbligava a versare alla Santa Sede la somma di lire 750.000.000 ed a consegnare titoli di debito pubblico consolidato per un valore nominale di 1.000.000.000 di lire. Questo fu una parte consistente dei capitali che motivarono la creazione della banca e consentirono di iniziare la sua attività economica.
La gestione del capitale fu affidata nel 1929 da papa Pio XI al banchiere laico Bernardino Nogara, posto a capo della neo-costituita "Amministrazione speciale per le Opere di Religione". Nogara pose due condizioni per accettare l'incarico assegnatogli: gli investimenti dovevano essere liberi da qualsiasi considerazione religiosa o dottrinale e realizzabili in ogni parte del mondo. Così, fra il 1929 e l'inizio della seconda guerra mondiale, Nogara riuscì ad investire i capitali vaticani in numerosi segmenti dell'economia italiana, specialmente nell'energia elettrica, nelle comunicazioni telefoniche, nel credito bancario, nelle ferrovie locali, nella produzione di macchine agricole, nel cemento, nell'acqua e nelle fibre tessili sintetiche. Fra le società controllate spiccano l'Italgas e, nel settore tessile, la Società Italiana della Viscosa, La Supertessile, la Società Meridionale Industrie Tessili e La Cisaraion, unite poi nella holding CISA-Viscosa, poi assorbita nella SNIA Viscosa. La dirigenza di Nogara permise anche forti partecipazioni nell'Istituto di Credito Fondiario, nelle Assicurazioni Generali, nella Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali, nell'Istituto Romano di Beni Stabili (una compagnia immobiliare), nella Società Elettrica ed Elettrochimica del Caffaro, nella CONDOR Società per l'industria petrolifera e chimica, nella Società Mineraria e Metallurgica Pertusola, nella Società Adriatica di Elettricità e nelle Cartiere Burgo. Per quanto riguarda il settore bancario, il controllo dei capitali vaticani si estese al Banco di Roma, il Banco di Santo Spirito e la Cassa di Risparmio di Roma. All'arrivo della crisi degli anni '30, Nogara riuscì a vendere all'IRI gli interessi mobiliari del Banco di Roma, del Banco di Santo Spirito e del Credito sardo a prezzi di mercato, nonostante il loro deprezzamento pressoché totale, con un guadagno di circa 630 milioni di dollari. Nogara, dal 1942 vicepresidente della Società Generale Immobiliare, ne rese l'Amministrazione speciale per le Opere di Religione azionista di maggioranza nel 1945, con il 32,2% di capitale. Un altro investimento strategico si rivelò quello nelle Officine Meccaniche Reggiane, nella Breda e nella Compagnia Nazionale Aeronautica, che nel 1935 fornirono armamenti e munizioni per l'offensiva italiana in Libia.
Il 17 marzo 1941 l'Amministrazione speciale assunse la denominazione di "Amministrazione delle Opere di Religione".


L'Istituto per le Opere di Religione 

Il 27 giugno 1942 un documento autografo di papa Pio XII lo trasforma nell'"Istituto per le Opere di Religione", una banca con scopo di lucro, dotata di personalità giuridica propria. Con questa trasformazione lo IOR divenne un vero e proprio istituto di credito avente come oggetto d'impresa quello di far fruttare i capitali a disposizione.
Il 31 dicembre 1942 il ministro delle Finanze del governo italiano Paolo Thaon di Revel emise una circolare che prevedeva l'esenzione dello IOR dal pagamento delle imposte sui dividendi.
Nel corso degli anni l'istituto fu criticato per la spregiudicatezza del suo modus operandi, basato principalmente sulla speculazione sul mercato azionario mondiale e su quello immobiliare, anche grazie ai sostanziosi privilegi ed esenzioni sopracitati.

Marcinkus


Nel 1962 lo IOR deteneva il 24,5% della Banca Privata Finanziaria di Michele Sindona, al quale, nel 1969, papa Paolo VI affidò una consulenza per la modernizzazione dello IOR. Assieme a lui, una commissione formata da Luigi Mennini, Pellegrino de Strobel e Massimo Spada. A Sindona fu venduta la Società Generale Immobiliare, della quale lo IOR mantenne una quota del 3%. Successivamente, furono numerosissime le partecipazioni comuni, comprese le movimentazioni di capitali in paradisi fiscali, fra IOR e Sindona.
Nel 1971 l'arcivescovo e guardia del corpo di Paolo VI Paul Marcinkus fu nominato presidente dello IOR.
Nel 1972, lo IOR possedeva circa il 51% delle azioni della Banca Cattolica del Veneto. Per volontà del direttore dello IOR Marcinkus, il 37% delle azioni venne venduto al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, provocando la reazione dei vescovi veneti - tra i quali l'allora monsignor Albino Luciani (futuro papa Giovanni Paolo I) - che, non essendone stati informati, chiusero per protesta i loro conti presso la Cattolica del Veneto.
Secondo dichiarazioni del pentito di mafia Vincenzo Calcara, lo IOR era coinvolto nel riciclaggio di denaro di Cosa Nostra, mentre un altro pentito, Francesco Marino Mannoia (secondo Giovanni Falcone «il più prezioso collaboratore di giustizia») rivelò nel 1998, durante il processo per mafia a Marcello Dell'Utri, che «Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Totò Riina nella banca del Vaticano. (...) Lo IOR garantiva ai corleonesi investimenti e discrezione». Perciò «quando il papa Giovanni Paolo II venne in Sicilia e scomunicò i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma» (esplose davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano e alla chiesa di San Giorgio al Velabro la notte fra il 27 e il 28 luglio 1993).
Secondo il giornalista Gianluigi Nuzzi, che si è avvalso dell'archivio di monsignor Renato Dardozzi, attraverso lo IOR sarebbero stati movimentati, tra il 1989 e il 1993, 275 milioni di euro in contanti, più 135-200 miliardi di lire in titoli di Stato. Nel suo libro Vaticano S.p.A. sostiene che lo IOR era attivo nel riciclaggio di denaro sporco, tangenti e supporto finanziario alla mafia. Il figlio di Vito Ciancimino, Massimo, ha detto
« Le transazioni a favore di mio padre passavano tutte tramite i conti e le cassette dello Ior.»
Con i proventi delle sue attività economiche, negli anni ottanta lo IOR avrebbe finanziato organizzazioni politiche ed entità bancarie volte a contrastare movimenti filomarxisti in America Latina (ad esempio i Contras nicaraguensi) ed i regimi comunisti dell'Europa dell'Est (come il sindacato polacco Solidarność).
Il 21 giugno 1982 si apre il caso del crac del Banco Ambrosiano, uno dei maggiori scandali finanziari italiani dal dopoguerra, nella quale sono coinvolti, tra gli altri, i vertici dello IOR (fra cui il Mons. Paul Marcinkus), Roberto Calvi, Michele Sindona e Licio Gelli. Per i vertici vaticani non ci furono conseguenze giudiziarie rilevanti, grazie allo status giuridico dello IOR.




Scandalo del Banco Ambrosiano

Lo IOR fu, tra il 1946 e il 1971, il maggior azionista del Banco Ambrosiano. Già nel 1978 il capo della Vigilanza della Banca d'Italia Giulio Padalino aveva eseguito un'ispezione sui conti del Banco, facendo luce sulla "parte occulta" della contabilità: dietro alle varie società estere che acquistavano cospicui pacchetti di azioni Ambrosiano c'erano lo stesso gruppo di Calvi e lo IOR. A quel tempo, lo scandalo non ebbe alcun seguito. Tuttavia, dopo il crac del Banco Ambrosiano, le responsabilità furono confermate nel corso delle indagini dal ritrovamento di lettere di patronage concesse nel 1981 da Marcinkus (direttore dello IOR dal 1971 al 1989) a Roberto Calvi (direttore del Banco Ambrosiano), con le quali confermava che lo IOR «direttamente o indirettamente» esercitava il controllo su Manic. S.A. (Lussemburgo), Astolfine S.A. (Panamá), Nordeurop Establishment (Liechtenstein), U.T.C. United Trading Corporation (Panamá), Erin S.A (Panamá), Bellatrix S.A (Panamá), Belrosa S.A (Panamá) e Starfield S.A (Panamá), società fantasma con sede in noti paradisi fiscali, che avevano fatto da "paravento" alla destinazione dell'ingarbugliato circolo di denaro che aveva drenato duemila miliardi di lire dalle casse dell'Ambrosiano.

Roberto Calvi 

L'allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta impose la liquidazione del Banco Ambrosiano. Andreatta riferì in Parlamento l'8 ottobre 1982, dichiarando che il Banco aveva un buco di circa due miliardi di dollari, di cui un miliardo e 159 milioni garantiti dallo IOR.
Marcinkus fu indagato in Italia nel 1987 per concorso in bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, il quale fu accusato di riciclaggio di denaro della mafia in connessione con la P2, una loggia massonica "coperta" guidata da Licio Gelli. Le dichiarazioni del pentito di Cosa Nostra Vincenzo Calcara, ritenute verosimili dal tribunale di Roma nel 2003, sembrano avvalorare questa tesi, raccontando di contatti fra Marcinkus, Calvi (esponente della P2) e membri di Cosa Nostra.
Il 20 febbraio 1987 il giudice istruttore del tribunale di Milano, Renato Bricchetti, emise un mandato di cattura contro Paul Marcinkus, Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel, i vertici dello IOR, individuando gravi responsabilità della Banca Vaticana nel crac del Banco Ambrosiano. Il mandato non fu però eseguito perché Marcinkus godeva di passaporto diplomatico vaticano, mentre gli altri due si rifugiarono dietro il portone di bronzo e la richiesta di loro estradizione non ebbe alcun esito: alla fine la Cassazione non convalidò il provvedimento in quanto, per il fatto di aver agito in qualità di organi o di rappresentanti di un ente centrale della Chiesa cattolica, furono considerati, ai sensi dell'art. 11 dei Patti Lateranensi, coperti da immunità penale.
La Banca Vaticana non ammise alcuna responsabilità per il fallimento del Banco Ambrosiano, ma fu creata una commissione mista (Agostino Gambino, Pellegrino Capaldo e Renato Dardozzi per il Vaticano, Filippo Chiomenti, Mario Cattaneo e Alberto Santa Maria per lo Stato Italiano) con il compito di approfondire la questione. Il responso, pur non raggiungendo "conclusioni unanimi" sulla responsabilità giuridica dello IOR, portava ad ammetterne una responsabilità morale. Il 25 maggio 1984, a Ginevra, lo IOR, pur ribadendo la propria estraneità ai fatti, siglò un accordo con le banche creditrici dell'Ambrosiano, versando 406 milioni di dollari a titolo di "contributo volontario".
Al crac fecero seguito diverse morti: Graziella Corrocher, la segretaria di Calvi, fu trovata morta dopo un volo dal quarto piano del palazzo milanese che ospitava la sede del Banco Ambrosiano il 17 giugno 198 . Roberto Calvi, membro della P2 e presidente del Banco Ambrosiano dal 1975, fuggito a Londra, fu trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il Ponte dei Frati Neri sul Tamigi. Michele Sindona, altro piduista, faccendiere colluso con la mafia siciliana e vicino allo IOR, mentre scontava la pena in carcere per l'omicidio di Giorgio Ambrosoli, fu trovato avvelenato da un caffè al cianuro il 20 marzo 1986 e morì due giorni dopo.
Il 1º marzo 1990 con chirografo di Giovanni Paolo II, l'Istituto per le Opere di Religione viene dotato di un nuovo statuto che ne riafferma le finalità. Nonostante tutto, lo IOR è rimasto invischiato anche in scandali più recenti.

Scandalo Enimont

Nel 1993, negli anni di Tangentopoli, il giudice Borrelli del pool di Mani pulite appurò il transito nelle casse dello IOR di 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro destinati a quello che fu conosciuto come scandalo Enimont. In quell'occasione, in via del tutto eccezionale, lo IOR decise di rispondere ad una rogatoria richiesta dal pm Antonio Di Pietro che lavorava allora nel pool di Mani pulite ed indagava sul caso. Tuttavia i magistrati hanno poi denunciato che la banca vaticana aveva falsificato i documenti, nascondendo i conti di Giulio Andreotti e non trasmettendo la documentazione su molte altre posizioni. Successivamente, per far tornare i conti, ulteriore documentazione inviata venne ritenuta falsa. Da allora, questo risulta esser stato l'unico caso in cui lo IOR abbia risposto a rogatorie internazionali. Secondo il giornalista Peter Gomez, lo IOR risulta essere l'unica banca del mondo ad aver trasmesso informazioni false alla magistratura italiana. Alti prelati e dirigenti dello IOR, tra cui il presidente Angelo Caloi, rimasero immuni da processo o arresto a motivo dell'articolo 11 dei Patti Lateranensi che recita: «Gli enti centrali della Chiesa Cattolica sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano» .


Operazione Sofia

Il giornalista Gianluigi Nuzzi nel suo libro sostiene che lo IOR fosse impegnato nella fondazione di un partito di centro destinato a sostituire la Democrazia Cristiana, crollata in seguito a Tangentopoli. A tal proposito, Giancarlo Capaldo, procuratore aggiunto di Roma, coordinatore dell'inchiesta sul golpe bianco-porpora afferma:
« L'operazione Sofia, vale a dire il tentativo di creare il Grande Centro che avrebbe preso il potere. »

Caso Fiorani - BPI

Il 10 luglio 2007, uno dei "furbetti del quartierino" Giampiero Fiorani rivelò ai magistrati milanesi la presenza, nella BSI svizzera, di tre conti della Santa Sede da «due o tre miliardi di euro» e di aver versato in nero nelle casse dell'APSA (la Banca centrale vaticana) oltre 15 milioni di euro.

Caso Anemone - Grandi Opere

Nell'inchiesta sulle "grandi opere" del 2010 sugli appalti del G8 a La Maddalena (nota anche come "Caso Anemone"), è stato accertato che Angelo Balducci (ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, arrestato per corruzione) avesse un conto presso lo IOR, dove - secondo i pubblici ministeri - avrebbe trasferito buona parte delle sue rendite. Nel 2006, interrogato dall'allora PM di Potenza Henry John Woodcock, aveva ammesso lui stesso l'esistenza di tale conto, usato per ripagare un debito da 380 000 euro contratto da monsignor Franco Camaldo, prelato d'onore e cerimoniere del Papa, intermediario nell'acquisto di una villa dove avrebbe dovuto avere sede un nuova loggia massonica. Balducci aveva un conto allo IOR in quanto "gentiluomo di Sua Santità" nonché "consultore" e "supervisore" del patrimonio della Propaganda Fide, la quale ha affittato decine di abitazioni a molti dei 412 personaggi inclusi nelle liste dell'imprenditore Diego Anemone. I magistrati sospettano ulteriori collegamenti con lo IOR a seguito di sequestri di documentazione contabile, in particolare a Angelo Zampolini, intermediario della "cricca" di Anemone e Balducci nell'acquisto di un appartamento a Roma per l'ex ministro Claudio Scajola. Gli inquirenti ritengono altresì che parte del denaro accumulato da alcuni degli indagati con le tangenti pagate da Anemone e da altri imprenditori si trovi depositato presso IOR.
L'Unità di informazioni finanziarie della Banca d'Italia ha appurato che tra i beneficiari dei bonifici transitati su di un conto dello IOR presso la banca Intesa SanPaolo c'è don Evaldo Biasini, economo della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, coinvolto nell'inchiesta e, secondo i pm perugini, custode dei fondi neri di Diego Anemone. I documenti dei magistrati di Perugia e la contabilità sequestrata a Don Evaldo Biasini svelano come i soldi tenuti da Don Bancomat per conto di Diego Anemone transitassero per i conti IOR della Congregazione del Preziosissimo Sangue.

Operazioni di riciclaggio

Nel maggio 2010 la procura di Roma ha aperto un'indagine sui rapporti sospetti tra lo IOR e altre dieci banche, fra cui Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca del Fucino. Le quotidiane operazioni da milioni di euro fra questi istituti e lo IOR sotto forma di miriadi di assegni dagli estremi non chiari, avevano destato già nel 2009 i sospetti dell'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia. È stato accertato dai magistrati che lo IOR utilizzava in modo cumulativo un conto aperto presso la filiale 204 della Banca di Roma in via della Conciliazione a Roma, versandovi assegni da parte dei propri clienti senza dare alcuna comunicazione in merito, violando così le norme antiriciclaggio (legge 173/1991 e D.Lgs 231/2007). Attraverso tale conto sarebbero transitati circa 180 milioni di euro tra il 2006 e il 2008, per poi interrompere le operazioni con l'integrazione della Banca di Roma nel gruppo Unicredit. I PM sospettano che le transazioni attraverso conti "schermati" intestati allo IOR celino in realtà operazioni per conto di società o singoli individui con residenza fiscale in Italia, volte all'occultamento di reati vari, dall'evasione fiscale alla truffa. La Guardia di Finanza ha inoltre accertato casi di beneficiari fittizi fra quelli comunicati agli inquirenti. La magistratura italiana non ha però competenza ad indagare sullo IOR senza una rogatoria internazionale, a causa della sua natura formalmente estera.
Il 20 settembre 2010 vengono sequestrati dalla procura di Roma (su segnalazione della Banca d'Italia) 23 milioni di euro depositati su un conto del Credito Artigiano Spa intestato allo IOR, per operazioni bancarie effettuate in violazione della normativa antiriciclaggio. Le operazioni incriminate sono trasferimenti ordinati dallo IOR di 20 milioni da un conto presso il Credito Valtellinese alla JP Morgan di Francoforte e di 3 milioni alla Banca del Fucino. Restano indagati il presidente dello IOR, Ettore Gotti Tedeschi, e il direttore generale Paolo Cipriani.[
Nel frattempo sono venute alla luce anche altre due operazioni sospette, ovvero un prelievo in contanti da 600.000 euro, effettuato nell'ottobre 2009 dallo IOR per finalità non precisate su un conto Intesa SanPaolo, e assegni per 300.000 euro incassati nel novembre dello stesso anno su un conto Unicredit. Dall'analisi degli inquirenti è risultato fittizio il nome del negoziante fornito dallo IOR, mentre la cifra proveniva in realtà da una banca di San Marino. Alcuni dei conti di transito presso le banche italiane utilizzati dallo IOR nei recenti scandali legati al riciclaggio sono attivi dai tempi del Banco Ambrosiano.
A seguito di questi eventi, il Papa ha comunicato il 30 dicembre 2010 che verrà finalmente data applicazione alla convenzione monetaria firmata con l'Unione europea il 17 dicembre 2009, attraverso l'adozione di leggi antiriciclaggio che entreranno in vigore il 1º aprile 2011.
Tuttavia "l’emanazione di tale normativa", come successivamente rappresentato in una comunicazione della Banca d'Italia, "di per sé, non modifica il regime applicabile allo IOR quale banca insediata in uno stato extracomunitario a regime antiriciclaggio non equivalente".
Nel Marzo 2012 la procura di Roma ha avviato una rogatoria internazionale per conoscere i movimenti di denaro del conto corrente dello IOR presso la Jp Morgan di Francoforte.


Vatileaks e dimissioni di Ettore Gotti Tedeschi

Gotti Tedeschi

Nel corso dei primi mesi del 2012 si è verificata una sistematica fuga di documenti riservati vaticani riguardanti i rapporti all'interno e all'esterno della Santa Sede. Tali documenti evidenzierebbero, tra l'altro, lotte di potere all'interno del Vaticano e alcune irregolarità nella gestione finanziaria dello Stato e nell'applicazione delle normative antiriciclaggio. Il 24 maggio 2012 Ettore Gotti Tedeschi, presidente dal settembre 2009, si presenta dimissionario al Consiglio di sovrintendenza e lascia la presidenza con la sfiducia del Consiglio. I quotidiani parlano di posizioni inconciliabili tra lui e altri interlocutori istituzionali riguardo l'attuazione delle norme di trasparenza bancaria. Il giorno successivo gli subentra ad interim, come da statuto, il vicepresidente Ronaldo Hermann Schmitz, con ratifica della Commissione cardinalizia di vigilanza. La Commissione cardinalizia adotta formalmente la sfiducia votata all'unanimità dal Consiglio di sovrintendenza il giorno prima, che addebitava all'ex presidente di «non aver svolto varie funzioni di primaria importanza per il suo ufficio» e forse anche di aver fatto filtrare all'esterno notizie riservate. Il 27 viene diffuso un duro comunicato del Consiglio di sovrintendenza con le motivazioni della sfiduci. Il 2 giugno viene comunicato formalmente per lettera all'ex presidente il trasferimento delle sue competenze al vicepresidente, che diviene presidente ad interim.
Il 28 giugno 2012 lo IOR ha aperto per la prima volta le porte a un gruppo di giornalisti guidati dal direttore generale Paolo Cipriani con i i quattro membri del Consiglio di Sovraintendenza, Cipriani ha affermato che nello IOR non ci sono conti cifrati e dal 1996 c'è la tracciabilità di tutti i conti, ha controlli interni e esterni antiriciclcaggio (l'Autorità di Informazione Finanziaria e la Deloitte per il bilancio), i conti sono circa 33mila, il capitale totale è di circa sei miliardi di euro, il 70% delle operazioni avvengono in Europa, il 65% è in euro, il 30% in dollari e il resto in altre valute. Dal momento che non è una banca, quindi senza scopo di lucro, gli interessi non sono superiori al 5%. I dipendenti nel 2012 erano 112, cui si aggiungono alcuni consultori esterni per casi particolari. Lo IOR supporta gli enti eccleasiastici in oltre 150 paesi del mondo.




Organi ed amministrazione 

L'amministrazione è essenzialmente gestita da tre organi: una commissione cardinalizia di controllo che riferisce direttamente al Papa ed è da questi nominata; un consiglio di soprintendenza, paragonabile a un consiglio di amministrazione, composto da banchieri internazionali, ed una direzione generale che dirige e gestisce l'operatività dell'istituto.
Il Pontefice nomina il presidente della commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior e gli altri quattro cardinali membri. Il presidente può essere un cardinale o un laico professionista del settore.
Il presidente della commissione cardinalizia nomina il presidente della consiglio di sovrintendenza dello Ior, e il vicepresidente.
Tutti i membri della commissione di vigilanza eleggono con voto di maggioranza i restanti membri del consiglio di sovrintendenza.
Emanazione diretta del consiglio di sovrintendenza è la direzione dell'istituto, formata dal direttore generale e dal vice direttore, nominati entrambi dal consiglio medesimo. La direzione è responsabile di tutta l'attività operativa dell'Istituto e ne risponde al consiglio di sovrintendenza.

Commissione cardinalizia di vigilanza

Dal 24 febbraio 2008, in sostituzione del card. Angelo Sodano, il presidente della commissione cardinalizia di vigilanza dello IOR, è il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone.
Dal 16 febbraio 2013 la commissione risulta composta dai cardinali:
Tarcisio Bertone, italiano, presidente;
Jean-Louis Tauran, francese, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-Religioso e presidente della Commissione per le Relazioni Religiose con i Musulmani;
Odilo Pedro Scherer, brasiliano, arcivescovo di San Paolo;
Telesphore Placidus Toppo, indiano, arcivescovo di Ranchi;
Domenico Calcagno, italiano, presidente dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.


Emanuela Orlandi, il vero, il falso e il verosimile

Rita di Givacchino il fatto quotidiano
Il ritorno della “ragazza con la fascetta”, con il suo carico di misteri catacombali, messaggi cifrati, teschi, flauti e ciocche di capelli, riaccende fasci di luce su una Roma underground, melmosa, oscura. Una Roma criminale che non si è mai redenta, semmai ha normalizzato il suo intreccio con i poteri. Sono passati 30 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, la tragedia è mutata in farsa, la realtà in fiction. Difficile ormai distinguere il vero, il falso e il verosimile. L’ultimo testimone si è fatto avanti consegnando un flauto, del tutto identico a quello che usava la ragazzina, ai giornalisti di Chi l’ha visto, la trasmissione di Federica Sciarelli che otto anni fa ha condotto gli investigatori sulle tracce dei segreti di Sant’Apollinare, dove per 20 anni fu sepolto Enrico De Pedis, il boss della Banda della Magliana, la stessa chiesa che Emanuela frequentava per seguire un corso di musica. Ora, attraverso lo stesso canale televisivo, lo scenario viene capovolto.

Mirella Gregori

Marco Fassoni Accetti, fotografo che usa l’immagine per trasmettere oscuri segnali su bambini rapiti, ragazze sepolte nella sabbia o ricomposte in una bara, uomo di cinema, si mostra molto informato. Dice di aver fatto parte di “una lobby di controspionaggio” che agiva tra opposte fazioni vaticane, batte su temi come “la gestione dello Ior, i finanziamenti a Solidarnosc, le nomine”, rivendica alcune telefonate anonime, decritta i codici usati dai rapitori (153, il numero della linea variando l’ordine indicherebbe la data dell’attentato a Wojtyla, 13 maggio). Ma insiste nel dire che fu un “sequestro bluff”. Come quello di Mirella Gregori. Le due, racconta, ora sarebbero a Parigi dove vivono felici e contente. Storiella vecchia, cui non crede più nessuno e quasi svaluta il portato di altre più interessanti rivelazioni.
L’unico dato certo è che M.F.A, sei mesi dopo la scomparsa di Emanuela, ha investito con la sua auto, uccidendolo, un ragazzino di 12 anni, figlio di un diplomatico dell’Uruguay lungo la Pineta di Castelporziano. Dove lui casualmente si trovava e dove non doveva invece trovarsi il minore, uscito di casa all’Eur per andare dal barbiere. Fu condannato soltanto per omicidio colposo, l’accusa di sequestro inizialmente ipotizzata si è persa tra i fascicoli e forte di questa definitiva sentenza può dire ormai quel che gli pare. In quel periodo adescava ragazzini, maschi e femmine, con l’esca di servizi fotografici. Il set su cui si muoveva era limitrofo a quello del sequestro Orlandi, di cui egli stesso si autoaccusa ma in ruolo marginale. Difficile capire se i suoi racconti, come le sue foto, nascano da deliri onirici o se qualcuno, conoscendo i suoi segreti, lo stia manovrando.
Magari per far archiviare un’inchiesta, che ha impegnato generazioni di magistrati e servizi segreti, e che vede al centro il Vaticano, la mafia e quant’altro. Il procuratore aggiunto Capaldo teme una nuova campagna di intossicazione. Allo scadere dei 30 anni, meno di due mesi, deve dimostrare che Emanuela fu uccisa se non vuole che cali il silenzio della prescrizione. La trama ricostruita finora si fonda sul racconto di Sabrina Minardi, sventurata amante di De Pedis. Quel Renatino che avrebbe sequestrato Emanuela, per poi farla uccidere e gettare in un pilone di cemento, su consiglio del vescovo americano Marcinkus. Così “chi doveva capì capiva”. Uno che doveva capire era Wojtyla, in effetti il Papa polacco capì al volo e rivelò ciò che doveva restare segreto, durante l’ora dell’Angelus: Emanuela era stata rapita, non era una “scappata di casa”. Il contrario di quanto oggi afferma M.F.A.
Sullo sfondo i soldi dei boss riciclati nello Ior, il crac dell’Ambrosiano, la caduta del Muro di Berlino, insomma la prima trattativa tra mafia e poteri della storia d’Italia, con corollario di ricatti e omicidi a partire da Roberto Calvi. Protostoria di altre future tragedie, che ho cercato di ricostruire nel mio libro Storie di alti prelati e gangster romani, sfrondando il sequestro Orlandi da ogni ammiccamento. Ma se quanto racconta M.F.A dovesse rivelarsi vero dovremmo ricrederci. Tutto precipita nella piccola storia di un potenziale serial killer, finora in realtà morboso “guardone” che aveva il torto di girare negli ambienti sbagliati. Un canovaccio utilizzato da altri per costruire il “grande ricatto”? Chissà. Ieri è iniziata la perizia sul flauto, se fosse quello vero dimostrerebbe che l’obliquo testimone ha in mano prove concrete. A favore di chi o contro chi? Magari anche stavolta “chi deve capire capisce”.

Conti

I titolari di depositi IOR sono verso 33.500, in gran parte europei. Due su tre provengono dall'Italia, poi ci sono Polonia, Francia, Spagna, Germania, mentre 2.700 sono fondi di congregazioni africane e sudamericane.
Lo IOR permette di aprire un conto corrente solo a determinate categorie. Tutti vengono sottoposti a controlli specifici prima di poter aprire un conto.
Possono aprire un conto allo IOR solo:
fondazioni canoniche e cause di beatificazione
dicasteri della Santa Sede
congregazioni religiose е istituti secolari
Nunziature e delegazioni apostoliche
monasteri, conventi e abbazie
conferenze episcopali, arcidiocesi e diocesi e gli uffici annessi
parrocchie e chiese e gli uffici annessi
seminari e collegi
uffici della Santa Sede
cardinali e vescovi
clero secolare
religiosi e religiose autorizzate dai superiori
dipendenti attuali o pensionati del Vaticano, Santa Sede o IOR
famiglia pontificia
ambasciate presso la Santa Sede e corpo diplomatico accreditato

Cronotassi dei presidenti


  •  Bernardino Nogara (27 giugno 1942 - 1954)
  •  Massimo Spada (1954 - 1971)
  •  Paul Marcinkus (1971 - 1989)
  •  Angelo Caloia (1989 - 23 settembre 2009)
  •  Ettore Gotti Tedeschi (23 settembre 2009 - 24 maggio 2012)
  •  Ronaldo Hermann Schmitz (25 maggio 2012 - 15 febbraio 2013) (ad interim)
  • Ernst von Freyberg (15 febbraio 2013 - 9 luglio 2014 dimesso)
  • Jean-Baptiste de Franssu, dal 9 luglio 2014

Ior, ecco perché papa Bergoglio ha deciso una riforma radicale

Nella banca vaticana sarebbe scattata un'inchiesta interna. Nuovi provvedimenti nei confronti di parte dei vertici Ior. Il board di controllo potrebbe convocare Gotti Tedeschi
Massimo Franchi
29/6/2013 - «Sta succedendo qualcosa di straordinario», fa notare uno dei conoscitori più profondi dello Ior. «La strategia del Papa è ostacolata dalla vecchia Curia e sostenuta dai magistrati. Chi sta aiutando il rinnovamento della Chiesa cattolica oggi è la magistratura». Di certo, la coincidenza temporale fra l'iniziativa della «commissione referente» presa da Francesco e la mossa della Procura di Roma a quarantotto ore di distanza, lasciano pensare a indagini e conclusioni dagli esiti simili. E rafforzano la tesi di chi sottolinea l'urgenza di una riforma radicale e la volontà del Pontefice di promuoverla. Di più, certificano l'obbligo di accelerarla perché è questo il mandato conferito dal Conclave di marzo. Basta domandarsi quali sarebbero state le reazioni se gli arresti di ieri non fossero stati preceduti dallo «strappo» di Bergoglio. Come minimo, il Vaticano sarebbe apparso spiazzato. E invece, stavolta si è mosso prima, non dopo.


Ior, cadono le prime teste dopo lo scandalo

Si dimettono il direttore Cipriani e il suo vice Paolo Cipriani e Massimo Tulli lasciano le cariche che passano, ad interim, al presidente Ernst von Freyberg
01/07/2013 - «Dopo molti anni di servizio - si legge nel comunicato del Vaticano - ambedue hanno deciso che questo atto sarebbe stato nel migliore interesse dell'Istituto stesso e della Santa Sede». Le dimissioni arrivano dopo il clamoroso arresto di monsignor Nunzio Scarano e il commissariamento dello Ior deciso da Papa Francesco. 

Lo chiamavano ‘monsignor 500‘. 

Il fatto quotidiano 16/06/2013
Nunzio Scarano infatti aveva una grande disponibilità di banconote da 500 euro. Il prelato salernitano proponeva agli imprenditori amici, tutti della sua zona, di scambiare blocchi di dieci-venti banconote da 500 con assegni circolari da 5mila-10mila euro. Nelle carte della Procura di Salerno per ora la contestazione totale del presunto riciclaggio si ferma a 580 mila euro di provenienza poco chiara che avevano seguito questo strano itinerario. Scarano disponeva di un conto allo Ior e al Fatto risulta che gli investigatori si stiano interessando di questo versante della sua attività finanziaria. Anche perché le somme movimentate dal monsignore sono superiori a quelle finora contestate, si parla di milioni di euro.



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